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 “Mon Amour” di Annalisa imperversa da settimane nelle radio e in streaming. Il ritornello ipnotico “Ho visto lui che bacia lei, che bacia lui che bacia me …” sta lanciando più che mai la cantautrice nella stratosfera dei tormentoni estivi e in cima alle classifiche. 

In “Mon Amour” l’artista canta la difficile risalita emotiva dopo un amore finito e forse malato. La poesia musicata su ritmi elettropop svela i pensieri e le emozioni di una moderna ninfa Eco che si abbandona a fantasie erotiche sulla pista da ballo e tratteggia improbabili triangoli con l’intento di emanciparsi da un rifiuto sentimentale.

“… disperata e anche leggera vengo per rubarti la scena” intona Annalisa nel tripudio di una discoteca, il set del videoclip di “Mon amour” che impietrisce in una danza immobile ragazzi e ragazze dagli sguardi vacui. 

Lo scenario è quello di una una festa in cui dopo una rottura amorosa si va controvoglia ma decisi a sedurre qualcuno per forza, per riscattarsi dall’ossessione di un abbandono. Per poi tornare a casa pesti, delusi, allucinati. Allora non resta che spaziare con l’immaginazione, dove un’avventura trasgressiva, anche omoerotica, andrà bene o meglio di “un altro stupido sexy boy”.

Il racconto di “Mon amour” segue la hit  “Bellissima”, oltre 39milioni di ascolti su Spotify e dischi di platino. In “Bellissima” Annalisa sfoglia le pagine stropicciate di un diario sentimentale segnato da un amante intermittente, un rapporto tormentato da attese lancinanti e ricorsi ossessivi. In altre parole, la cronaca musicale di una dipendenza affettiva. Una storia di (non) amore come troppe intessuta di illusioni e di mezze verità che induce la vittima innamorata a ripetersi incessantemente “… ero bellissima!” per non cedere all’”inspiegabile” ma emblematico andirivieni psicologico di un banale narcisista dalle premesse scintillanti e dalle mille promesse, sempre mancate.

Annalisa conquista il successo anche grazie all’intuizione di tradurre in musica pop la vicenda di una dipendenza affettiva (con “Bellissima”) e la fase confusionaria, precaria e talvolta promiscua dello svincolo da un amore ustionante (con “Mon Amour”). Un’intuizione che ha il sapore della testimonianza artistica di una donna affascinante e talentosa che nonostante il successo sembra aver ha vissuto ed elaborato tutte le fasi di una relazione distruttiva, dall’iniziale magmatico coinvolgimento all’intermittenze, ai silenzi, sino all’abbandono e alla indispensabile urgenza della ripresa.

Il tema della dipendenza affettiva è finalmente diventato urgente e centrale a livello politico, socio-psicologico e nella psicoterapia dopo decenni di travisamenti, di banalizzazioni e di patologizzazione delle vittime considerate troppo spesso “malate a priori” e non persone traumatizzate dalle dinamiche del narcisismo insano nelle relazioni amorose. 

La diffusione di traumi e disturbi relazionali legati al narcisismo e alla dipendenza amorosa ha raggiunto proporzioni epidemiche. Una risposta a questa emergenza è sensibilizzare la popolazione anche attraverso la musica perché può incoraggiare le persone coinvolte in questo genere di “amori” e chi è loro accanto a informarsi approfonditamente e, se necessario, chiedere un aiuto professionale senza il timore di sentirsi sbagliate.

Enrico Maria Secci