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“La pazza gioia” è il titolo perfetto del film di Paolo Virzì del 2016, ora anche sulla piattaforma Netflix. Un film che affronta con coraggio e con poesia i temi dolenti della malattia mentale e della sua cura.

Coraggio e poesia sono le qualità necessarie per scoprire, leggere e narrare gli abissi della psiche sofferente perché il dolore che raggiunge alcune persone è folle, e non può essere compreso se non con delicatezza e con ironia, se non con impudenza e con libertà …

La trama. Beatrice è una signora alto borghese costretta in trattamento sanitario obbligatorio dalle conseguenze legali di un disturbo bipolare, che l’ha portata a dilapidare il patrimonio di famiglia nelle fasi maniacali e durante gli accessi di grandiosità. Ha distrutto il matrimonio con un facoltoso avvocato per mantenere un manigoldo che poi l’ha lasciata sul lastrico.

Donatella è una ragazza di periferia tormentata dall’abbandono e dalla depressione, una madre sperduta, una madre denunciata e indagata, ormai rassegnata alla sua pazzia, ma non alla perdita del suo bambino.

Come Beatrice, anche Donatella arriva a Villa Biondi per essere inserita in un percorso di recupero a causa della gravità del suo passato. Un passato di egoismi, di abbandoni e di crudeltà che Paolo Virzì sa narrare con profondità e con umanità, con rarissima sensibilità.

Dall’incontro in comunità Beatrice e Donatella stringeranno un legame fortissimo, un legame di pazza gioia che avvierà la storia incredibile della fuga, degli incontri nella fuga, della resistenza alla trascuratezza e all’abuso che le hanno condotte al ricovero, al fallimento e alla malattia.

Virzì racconta la sofferenza mentale attraverso un’avventura incredibile, divertente e toccante con una sceneggiatura acuta e dolcissima.

Valeria Bruni Tedeschi nel ruolo di Beatrice e Micaela Ramazzotti, Donatella, interpretano con intesità una trama che sembrerà improbabile solo agli ingenui. Infatti, alcuni critici cinematografici hanno scritto di una trama irrealistica, non sapendo delle realtà molteplici e molto più astruse della psicopatologia affrontate ogni giorno dagli psicologi nell’ambientazione de “La pazza gioia”.

Nel film c’è tutto il realismo della “pazza gioia” del disturbo bipolare e del disturbo borderline di personalità, esattamente come si dipanano incredibilmente nella vita delle persone, proprio con lo stesso stupore e con lo stesso dolore con cui travolgono le protagoniste della pellicola.

Paolo Virzì sceglie il registro del coraggio e della poesia per porgere al pubblico come una carezza il pugno livido della malattia mentale, quello che ogni giorno psicologi, psicoterapeuti e operatori sanitari ricevono con prontezza e con empatia in mezzo a tante difficoltà e incomprensioni.

“La pazza gioia” è un film importantissimo perché, senza cedere al facile registro del dramma della psicopatologia grave, trasmette con chiarezza e con saggezza il fondamento della psicoterapia che, in ogni disturbo psicologico, consiste nella ri-costruzione di relazioni affettive forti, autentiche, stabili e comprensive.

Enrico Maria Secci
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