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L’irriconoscenza è uno dei comportamenti umani più indecifrabili e dolorosi. Difficile da definire, perché si tratta di un non-sentimento, l’irriconoscenza consiste nell’incapacità di corrispondere alle attenzioni altrui pur godendo dei vantaggi che se ne ricavano.

Sono irriconoscenti gli amici che invitate a cena e che non ricambiano mai, o che addirittura non ringraziano neppure con un sms il giorno dopo e che poi si dileguano sino al successivo invito.
Irriconoscenti sono le persone che aiutate con generosità e che per tutta risposta vi criticano o spettegolano sul vostro conto dopo aver approfittato del vostro supporto. Quelle che vi contattano con un lapidario sms “come stai?”, anziché telefonarvi dopo tutte le volte che le avete chiamate.

Ma il culmine di questo non-sentimento è quando chiedete un favore, anche piccolissimo, a quello che credete un amico a cui  avete assicurato il massimo della disponibilità e che avete aiutato concretamente in più occasioni, e lui semplicemente sparisce senza dire né si e né no e senza fare niente.

L’ingratitudine è sempre una forma di debolezza.
Non ho mai visto che uomini eccellenti fossero ingrati.
(Johann Wolfgang Goethe)

Irriconoscenza e accidia. Irriconoscenza e apatia coincidono spesso e convergono nell’accidia, “peccato capitale” che esprime immobilità, noia e indifferenza gratuite.

L’irriconoscente è in genere inconsapevole di esserlo, e questo aggrava il suo potenziale distruttivo. Semplicemente, ritiene “incidentali” le attenzioni dell’altro, di cui è famelico, eppure ha sempre un ottimo motivo per non ricambiarle in alcuno modo.

Ed è del tutto inutile far notare all’ingrato in questione i suoi comportamenti contundenti: cadrà dalle nuvole mostrando sincera afflizione o, peggio, contrattaccherà accusandovi che allora la vostra non è un’amicizia sincera e disinteressata come credeva.

Il meccanismo dell’irriconoscenza crea labirinti relazionali senza uscita e mette in discussione l’autostima della “vittima” che finisce per interrogarsi se la mancanza di reciprocità sia dovuta a suoi errori o al fatto di essere in fondo sgradevole e non meritevole di ricevere le attenzioni che offre con spontaneità.

Irriconoscenza e invidia. A volte dietro l’irriconoscenza si cela invidia verso chi è generoso e dà in modo disinteressato all’altro. In fondo, l’atto di dare qualcosa implica una differenza di potere rispetto a chi riceve. Così l’irriconoscente, forse in modo inconscio, dopo aver preso si sente “inferiore” e sperimenta l’incapacità di ricambiare, problema che affronta semplicemente sospendendo la relazione.

E’ un atto di aggressione passiva che sembra dire “Se mi dai tanto, vuol dire che lo puoi fare. Io non posso darti lo stesso e questo mi fa rabbia”.

Un mio amico mi ha raccontato di aver portato a cena cinque volte una persona e di aver pagato sempre lui, e la sesta volta all’arrivo del conto l’irriconoscente in questione gli ha chiesto “Facciamo alla romana, che tu sei ricco?”. Pagò di nuovo lui e non ci fu una settima volta, perché il suo amico non si fece più sentire.

Spesso l’ingratitudine è del tutto sproporzionata al beneficio ricevuto.
(Karl Kraus) 

Irriconoscenza e immaturità affettiva. Cosa spinge le persone ad attuare comportamenti così sterili?
Probabilmente, nella gran parte dei casi, la base dell’irriconoscenza è la tendenza al pensiero egocentrico. Come accade nelle prime fasi dello sviluppo psicologico, gli adulti irriconoscenti mettono se stessi al centro del mondo e considerano gli altri strumenti meccanici attraverso cui soddisfare i propri bisogni del momento.

Come lattanti, gli irriconoscenti sembrano vivere in un eterno presente privo di progettualità: perciò non connettono gli eventi gli uni agli altri. Dopo aver preso, dimenticano. Non empatizzano minimamente con chi li ama, percepito come un ovvio e transitorio oggetto di gratificazione.

Inoltre, gli irriconoscenti cronici vivono in una costante percezione di scarsità che li spinge ad accumulare tutto quello che possono e a dissipare il meno possibile, perché timorosi di esaurire le proprie risorse.

Un giorno  una studentessa in psicologia venne a chiedermi aiuto per la tesi di laurea. Non la conoscevo, ma le diedi una grossa mano a compilare l’indice della tesi, con la bibliografia e le diedi tutti i consigli che potevo per la discussione del lavoro. Poi seppi che si era laureata. E niente, nemmeno una mail di ringraziamento. Due anni dopo ricevetti una sua lettera sconcertante: mi chiedeva di nuovo aiuto per scegliere l’indirizzo di specializzazione e per il tirocinio. Con molto piacere, cestinai l’email.

L’irriconoscenza è fonte di frustrazione e di infelicità sia per chi la subisce che per chi ne è l’inconsapevole protagonista perché determina un senso di alienazione affettiva e la forma peggiore di solitudine: quella che si prova anche quando si è in compagnia.

Per chi ha a che fare con gli irriconoscenti è importante cambiare il rapporto e rassegnarsi alla sua strumentalità: non sarà mai una relazione reciproca e calorosa, ma una conoscenza di tipo opportunistico.

Per quanto possa essere doloroso è meglio “riconoscere l’irriconoscenza” e le sue sorelle invidia e accidia, e agire di conseguenza prima di rimanere schiacciati nei loro subdoli ingranaggi.
Se interromperete i rapporti non avrete perso nulla. Il mondo ama le persone generose e le ricompensa prima o poi con amicizie autentiche, mentre infligge agli irriconoscenti quel purgatorio anaffettivo in cui galleggiano senza consapevolezza, come meduse in mezzo all’oceano.

Per chi, invece, dopo aver letto queste righe nutre il vago sospetto di essere affetto da irriconoscenza cronica, disturbo asintomatico e inconscio, e vuole curarsi prima che sia troppo tardi esiste un rimedio efficacissimo, anche se richiede una somministrazione quotidiana e costante: imparare a dire GRAZIE. Perché, citando Cicerone “La gratitudine non è solo la più grande delle virtù, ma la madre di tutte le altre“.

Grazie a chi ti fa una telefonata gradita, grazie a chi ti offre un caffè, grazie a chi ti fa un complimento, grazie a chi si ricorda del tuo compleanno, grazie a chi ti ascolta con affetto o ti manda un’email amichevole. Grazie per il più piccolo favore, grazie a chi ti sorride alla cassa del supermercato, grazie a chi si ferma in auto per  farti passare …

Inizia a ringraziare sempre, non dare più nulla per scontato e quando puoi, nei limiti delle tue risorse, dài all’altro sempre nella misura in cui ricevi. Questo è il rimedio all’irriconoscenza e vale la pena di provarlo prima di perdere quelle persone preziose che la vita ti ha dato di incontrare. Se non è troppo tardi.

Enrico Maria Secci
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