Col diffondersi del contagio, l’isolamento collettivo supererà presto le quattro settimane configurando una situazione psicologica generale senza precedenti e dai risvolti imprevedibili. Il confino obbligatorio costituisce una condizione innaturale profondamente stressogena.

Un evento critico di simili proporzioni può produrre cambiamenti o alterazioni significative ad ogni livello del funzionamento umano, fisiologico, psicologico e interpersonale, e nel clima mortifero e depressivo determinato dal virus, l’Eros -inteso come erotismo, ma soprattutto come spinta vitale, come il contrario della malattia e della morte  (il Thanathos)- è senza dubbio una delle aree della nostra psiche maggiormente provate dalla clausura.

La sessualità è una delle sfere più colpite dalla clausura preventiva. Per diverse ragioni coppie conviventi e non conviventi, persone single, eterosessuali e omosessuali da oltre 21 giorni non possono che registrare modificazioni significative in ambito sessuale. Con ogni probabilità, il protrarsi delle misure anti-Covid19 porterà una moltitudine a riconsiderare le proprie scelte di relazione e riflettere sull’importanza di condurre una vita sessuale attiva, purché equilibrata.

Le coppie conviventi. L’emergenza Coronavirus sarà un banco di prova per sposati e fidanzati conviventi, perché isola la coppia tra le mura domestiche, e ancor più nel perimetro del letto. Ai partner con una buona intimità, intesa e desiderio, l’improvvisa clausura può riservare momenti di profonda bellezza e di godimento destinati a cementare il legame, e rendere più sopportabile lo shock della detenzione domiciliare e la gravità delle sue conseguenze oggettive, soggettive e interpersonali. Praticare sesso ha effetti ansiolitici e antidepressivi che possono alleviare lo stupore, l’angoscia e lo smarrimento dovuti alla pandemia.

Le coppie in bilico. Le coppie, conviventi o non conviventi che prima dell’emergenza avvertivano difficoltà fuori e/o tra le lenzuola, potrebbero in queste settimane di prossimità forzata scatenare questioni sottaciute. Conflitti, distanze emotive e l’insoddisfazione sessuale, insieme a nodi inconfessati, possono detonare nel corso della quarantena e generare sofferenza e alienazione, anche per via la difficoltà (o l’impossibilità?) di chiedere un aiuto professionale per via della stretta profilassi anti-contagio.

Webcam e sexting per innamorati lontani e per single. Mano a mano che aumenta la consapevolezza di attraversa un cataclisma epocale, il desiderio sessuale tende ad aumentare e a diventare un’impellenza,

per chi prima del Covid19 aveva in corso una relazione soddisfacente. Per tante coppie non conviventi il confino obbligato potrebbe funzionare come un “rivelatore emozionale”. Il divieto di incontrarsi soffocherà i fuochi fatui delle relazioni occasionali, mentre alimenterà la passione degli amanti veri.

I giochi erotici via cam possono surrogare la soddisfazione dei bisogni affettiva e sessuali di una coppiasolida separata a causa della pandemia, ma nelle coppie recentemente formate o in quelle instabili e turbolente l’abuso di comunicazioni pornografiche in ogni forma e attraverso qualunque canale potrebbero in futuro rappresentare un rischio. Infatti, è in crescita il fenomeno del revenge-porn, la pratica di diffondere a scopo diffamatorio, per vendetta, immagini e video hard riprese con o senza il consenso dell’altro. Il solo accorgimento per preservarsi sarebbe evitare la pratica del sexting e delle chat scabrose, ma di fronte un’astinenza prolungata e alla frustrazione data dall’angoscia da contagio planetaria sempre più persone si esporranno al rischio del revenge-porn.

Le persone single. A causa dell’isolamento le persone single potrebbero sentirsi più sole e più vulnerabili. La chiusura delle attività culturali, dei teatri e dei cinema, dei locali e dei ristoranti, l’impossibilità di viaggiare, hanno comportato per i e le single la perdita immediata di occasioni d’incontro con potenziali partner, o interrotto conoscenze che avrebbero potuto evolversi in relazioni sentimentali. Seguirà un aumento verticale del cyber-sesso e di dispositivi per l’onanismo telematico sempre più sofisticati e “performanti”. Sono già in commercio vibratori attivabili da remoto e altri sistemi per surrogare l’attività sessuale.

L’isolamento prolungato potrebbe complicare notevolmente la sessualità, soprattutto se prima del confino di Stato erano già presenti nodi, questioni o disturbi. Disfunzioni erettili, anorgasmia, vaginismo e altre problematiche legate al sesso rischiano di peggiorare per almeno due motivi. Il primo è l’effetto stressante e depressogeno della pandemia; le preoccupazioni economiche, lavorative, familiari, ecc. contribuiscono ad aggravare tutti i problemi preesistenti, compresi quelli sessuali. Il secondo motivo è legato all’impossibilità attuale di proseguire eventuali terapie (individuali o di coppia) o di chiedere l’aiuto di un professionista, in una fase in cui gli studi clinici sono blindati a causa dell’epidemia.

Fermarsi. Dato il momento che attraversiamo, l’opzione più interessante riguardo alla sessualità è probabilmente fermarsi. Fermarsi se manca la spinta, fermarsi se avvertiamo di eseguire un obbligo coniugale, fermarsi se dopo non proviamo nient’altro che un vuoto di pietra. Sì, fermarsi tutte le volte che riconosciamo di vivere il sesso come un dovere, un surrogato, un passatempo, un ansiolitico o una droga. Anziché precipitarsi sul consumo, sulla soddisfazione compulsiva e mastrubatoria del bisogno, perché non soffermarsi sul desiderio?

Se c’è una fattore costante al quale la pandemia ci obbliga, anzi ci inchioda è la necessità di tornare ad essere lenti, riflessivi e allo stesso tempo più veri e maggiormente consapevoli (e onesti) rispetto alle nostre più intime pulsioni. L’isolamento ci porterà a questo, che lo vogliamo o no: a riorganizzare i nostri valori e le nostre relazioni con noi stessi, con gli altri e col mondo. Sessualità inclusa.

Enrico Maria Secci
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