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Nicola Lecca torna in libreria con “Il treno di cristallo” e dona ai suoi lettori un biglietto azzurro per un viaggio di scoperta.

La storia è quella di Aaron, diciotto anni appena compiuti dietro la vetrina di una gelateria e un’esistenza soffocata dalla presenza sulfurea della madre annientata dagli psicofarmaci e da un fosco passato. Solo la presenza incorporea di Crystal,  una ragazza conosciuta su Internet – che Aaron ama senza averla mai vista-, illumina ad intermittenza la cupa quotidianità del gelataio di Broadstairs.

Un giorno, Aaron riceve dalla città d’origine dei suoi genitori la missiva di un notaio. Il plico contiene la convocazione ufficiale presso lo studio notarile, il passaggio ferroviario low-cost per Zagabria e i soldi per raggiungere l’Ungheria. Così, Aaron parte alla scoperta del mistero nascosto nell’invito, senza sapere che dall’istante in cui monta sul primo treno comincia a riscuotere un’eredità enorme e inestimabile.

Il romanzo ci riserva un posto accanto ad Aaron sul treno che, attraversando mezza Europa, lo condurrà a scoprire il mondo oltre la madre e al di là dell’oblò consolatorio di un computer dietro cui si cela la verità su Crystal. Nicola Lecca dissemina sulla ferrovia di questo romanzo capitoli brevi e scintillanti come le tessere di vetro colorato di un caleidoscopio. 

Ogni pagina de “Il treno di cristallo” è la partitura di un concerto di colori.  Ogni pagina del viaggio di Aaron è un distillato di parole ottenuto con la maestria di un profumiere. La scrittura di Nicola Lecca è sempre più una scrittura sinestesica, un’arte che mescola profumi, suoni, cromie e sensazioni col risultato alchemico dell’emozione. E della consapevolezza.  

Dunque, preparatevi a seguire Aaron per le strade ambigue di Amburgo, nel centro fastoso di Praga e avanti per altri luoghi, sino Bratislava, Lubiana e infine Zagabria. Il romanzo regala scorci impressionisti, paesaggi e ambienti in cui il giovane protagonista si muove con un candore e una grazia meravigliosi e sconvolgenti, in tempi in cui la purezza, l’integrità e il rispetto rischiano l’estinzione dalle categorie dell’Amore.

Dove altri abusano, Aaron si dissocia. Dove altri manipolano, Aaron si divincola. Dove Aaron sbaglia, Aaron apprende, e non reitera l’errore. Le avventure di questo Piccolo Principe inconsapevole, la cui rosa non è che un pugno di dati in un’app per incontri, sono interessanti, divertenti, ilari e speciali … perché non hanno nulla di straordinario, eppure costituiscono dilemmi morali: essere fedeli o tradire? Svendersi o affermare la propria integrità? Seguire il branco o seguire il cuore? Odiare o perdonare?

Il libro “Il treno di cristallo” è uno scrigno che custodisce il valore più prezioso: l’anelito alla verità. La verità è il lascito immenso e immane, che Aaron riceve senza dover rinunciare alla sua natura angelicale.  Quale eredità può essere più grande della verità?

Seduto sul vagone di cristallo, con Aaron accanto nel dolce silenzio dell’ultima pagina, ho pensato che la Verità sia un bene anche quando è impossibile da perdonare, perché la comprensione può rimetterci al mondo persino dopo aver subito abbandoni inspiegati, ipocrisie ferali e gli abusi emozionali peggiori: quelli inflitti “senza volerlo”, i delitti dei ben intenzionati.  

Dovremmo dirlo a tutti, a genitori e figli: date verità. Il dolore è solo e sempre nella menzogna.

“Partire. Incontrarsi col mondo. Scoprire la verità.” (Nicola Lecca)

Enrico Maria Secci
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