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In psicoterapia portiamo cinque storie.

La prima è la storia del nostro dolore, o del sintomo, quella che motiva la richiesta d’aiuto, a volte dopo anni di sofferenza e infiniti tentativi di venirne a capo da soli.

La seconda è la storia del nostro amare, il nostro amare che abbiamo vissuto ma che non abbiamo letto, anche se abbiamo pensato di conoscerlo perfettamente.

La terza è quella di un altro da noi, una storia che abbiamo letto senza averla vissuta, né compresa a fondo, anche se giuriamo il contrario.

La quarta storia narra del presente, di come ogni giorno coltiviamo il dolore mentre vorremmo estirparlo, o almeno lenirlo. È una vicenda di inconsapevolezza e di distrazione dalle trame sfuggenti e dagli orditi rappresi negli stessi nodi di ieri.

La quinta storia è la storia della terapia stessa, che riscrive tutte le altre, che restituisce una punteggiatura, che lavora sulla continuità narrativa nel passato, nel presente e nel futuro e che disvela, pian piano, il talento perduto di affermare se stessi nell’amarsi e nell’amare.

Enrico Maria Secci, Blog Therapy