“La saggezza è lasciar crescere ciò che nasce,
gustare ciò che è maturo
e lasciar perdere ciò che è morto.”
[Keshavjee S.]

*NUOVA USCITA*

*BEST SELLER*

Da non perdere

* Per psicologi e psicoterapeuti

* Per tutte le professioni sanitarie

* Aforismi terapeutici

* Aforismi e metafore

Enrico Maria Secci

Psicologia. Tre tipi di solitudine

La solitudine è abitualmente associata alla tristezza e alla paura, è percepita come l’indesiderabile e sfortunato destino di qualche conoscente e di molti sconosciuti che orbitano sperduti oltre la linea traslucida e rassicurante della normalità. Nel suo significato più concreto, è un sentimento che attribuiamo agli altri ma è anche il fantasma da cui sfuggiamo e ci difendiamo riparandoci nelle relazioni sociali, talvolta senza riflettere sulla qualità dei nostri rapporti. Continua a leggere

Il tradimento degli affetti. Carlo D’Amicis intervistato da Enrico Maria Secci – Leggendo Metropolitano 2018

Conversare  con lo scrittore Carlo D’Amicis, finalista al Premio Strega col romanzo “Il gioco” (Mondadori), è stato per me un onore e un piacere. Nella spledida cornice del Teatro Civico di Castello abbiamo parlato del tradimento degli affetti familiari e nella coppia e delle sue conseguenze traumatiche per chi lo subisce a qualunque età.

Ringrazio il pubblico di Leggendo Metropolitano e gli organizzatori di un festival letterario tra i più importati in Italia per avermiin invitato a condurre questo incontro. Ringrazio in modo particolare Carlo D’Amicis per la disponibilità, la gentilezza e la lucidità.

Leggendo Metropolitano 2018

Leggendo Metropolitano 2018 [X Edizione]

IL TRADIMENTO DEGLI AFFETTI

Carlo D’Amicis intervistato da Enrico Maria Secci

Siamo portati a pensare alla famiglia come al luogo degli affetti, ma non è così. Trascuratezze, abusi, ambiguità e violenze fisiche, psicologiche o sessuali si inscrivono nel cerchio familiare e forgiano esistenze problematiche. Quando manca l’amore l’unica alternativa è giocare all’amore con disperazione, ossessione, perversione e violenza. Tanto è solo un gioco…

*venerdì 8 giugno 2018, h. 19.00

Teatro Civico di Castello, Cagliari

Amici, avrò l’onore di conversare con lo scrittore Carlo D’Amicis finalista al Premio Strega per il romanzo “Il gioco” (Mondadori) nello splendido scenario del Teatro Civico di Cagliari, ospite del Festival Leggendo Metropolitano.

L’azienda narcisista e la dipendenza affettiva sul lavoro – seconda parte

Continua da “L’azienda narcisista e la dipendenza affettiva sul lavoro (prima parte)”

La legge dell’usura

Parliamo di aziende narcisiste e di capi narcisisti con riferimento, innanzitutto, alla tendenza di queste organizzazione e dei loro dirigenti a reificare le persone. Reificare – dal latino res, cosa – in ambito psicologico significa trasformare i soggetti in oggetti e utilizzarli per raggiungere i propri scopi senza considerare il loro bisogni, le loro caratteristiche individuali e le dinamiche relazionali di cui sono portatori e promotori in ogni ambito dell’esistenza.

La reificazione è un tratto emblematico del narcisismo patologico e consiste nella manipolazione, nello sfruttamento e nella mortificazione dell’altro con l’obiettivo di alimentare una visione grandiosa di sé. Il culmine dell’oggettivazione è raggiunto quando l’altro è assoggettato al potere del narcisista, angustiato dalla sua comunicazione magmatica, sopraffatto dal suo machiavellismo, emotivamente esaurito al punto da risultare inservibile eppure psicologicamente dipendente. Continua a leggere

L’azienda narcisista e la dipendenza affettiva sul lavoro

Ormai è un pensiero fisso. Dall’alba al tramonto la tua vita è condizionata da questa relazione più di quanto tu possa ammettere. Hai cominciato con la prudenza istintiva di chi avverte un’aura di pericolo, ma la tua prudenza si è dissolta in fretta. Come resistere a chi promette di renderti felice? Come rifiutare la seduzione insistita e travolgente di qualcuno che ti ha scelto e che crede in te, che ti ha ingaggiato senza esitazioni in un grande progetto?

Semplicemente non potevi rifiutare questa prospettiva esaltante, perché come ogni essere umano hai bisogno di amare e di sentirti amato. Così hai spento i sensori psicologici deputati a segnalare l’errore di sistema e a captare il pericolo, e hai attivato il pilota automatico nella tua vita. In quanto automa hai dato il meglio di te: hai fatto orari straordinari, sei arrivato per primo sul posto di lavoro, hai trascurato i tuoi familiari, gli amici e gli amori allo scopo di stare nell’azienda, di incorporarla e di incorporarti nelle sue dinamiche al fine di sentirti finalmente al sicuro. Continua a leggere

Il sentimento della vergogna

La vergogna è un sentimento oscuro, uno dei più insidiosi e complessi vissuti della psiche. Può essere descritta come una sensazione pervasiva di inadeguatezza e di inferiorità che inibisce o distorce la capacità di auto-realizzazione e di stabilire legami affettivi soddisfacenti. Chi prova vergogna sperimenta una limitazione costante della propria libertà e, per evitare di star male, finisce spesso per semplificare la propria vita sin quasi all’ascetismo. Continua a leggere

L’ortoressia: la malattia del “mangiar sano”

Appaiono sane e sagge, avvedute e riflessive, coerenti e determinate nel condurre uno stile di vita sano, essere in forma e preservare l’organismo da malattie e invecchiamento, ma osservate con maggiore attenzione le persone ortoressiche sono ossessionate dal controllo, angustiate da sentimenti di asia, di vulnerabilità e di inadeguatezza e prossime al fanatismo alimentare.

Sotto la patina splendente del salutismo chi soffre di ortoressia cela un problema psicologico che, non riconosciuto, può alterare a lungo termine il suo benessere fisico e psichico e condizionare negativamente la vita degli altri (partner, figli, amici …). Continua a leggere

Sii te stesso … ma non troppo!

***“Io sono me stesso”, “Sono fatto così, prendere o lasciare”, “Questo è il mio modo di essere”: il frasario tipico di chi dietro espressioni evidentemente tautologiche prive di significato rifiuta di affrontare un problema o di sviluppare in modo costruttivo una discussione.L’essere se stessi infatti non è un merito, ma un dato di fatto: chi dovresti essere altrimenti? Cosa aggiunge “l’essere te stesso” ad un rapporto quando ciò comporta conflitto e insoddisfazione? E poi, come dice sempre Richard Bandler, fondatore della programmazione neuro-linguistica – una interessante disciplina che studia la comunicazione umana- “perché ti ostini a essere te stesso, quando puoi essere una persona migliore?”. Continua a leggere



Grazie!

4214250 di visualizzazioni su Blog Therapy