“La saggezza è lasciar crescere ciò che nasce,
gustare ciò che è maturo
e lasciar perdere ciò che è morto.”
[Keshavjee S.]

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Il narcisista Dorian Gray

Nel 1979 il sociologo statunitense Christopher Lash pubblicò il discusso saggio “La cultura del narcisismo” in cui allertava la società americana sulla diffusione di massa del narcisismo e sulle sue conseguenze sulla collettività. Mai come oggi, la controversa analisi di Lush sull’individualismo esasperato, il culto del corpo, l’ossessione per il sesso e per il successo, il terrore della morte e la caduta di valori come solidarietà, empatia e senso di responsabilità suona come una profezia.

Il narcisismo si è trasformato in un autentico modello culturale, viene incoraggiato, elogiato e veicolato con la diffusione virale di immagini e messaggi attraverso i mass media che, in modo palese o occulto, esaltano incessantemente la bellezza fisica, la cura maniacale dell’apparenza e la sessualità come panacee universali per la felicità.

Esempi lampanti della prominenza del narcisismo sociale sono la moda del selfie, il successo di tronisti e veline e l’utilizzo spregiudicato dei social-network per esibire la fisicità e ostentare stili di vita edonistici allo scopo di rendersi socialmente desiderabili. Lash non poteva prevedere che saremmo giunti addirittura al narcisismo digitale, né che la cultura da lui criticata con asprezza si sarebbe ripercossa su ampia scala sul benessere e sulla salute degli individui e delle relazioni.

Le patologie correlate alla cultura del narcisismo. Infatti, l’immersione nella cultura del narcisismo si traduce in una quantità di conseguenze cliniche nota e abnorme:

– aumento dei disordini alimentari e l’emergere di nuove unità diagnostiche ad essi correlate come l’ortoressia (ossessione per il mangiar “sano”) e la vigoressia (ossessione per il fisico perfetto);

– diffusione di disturbi dell’autostima e dell’affettività;

abuso di sostanze;

depressione legata al senso di inadeguatezza o estraneità psicosociale, che colpisce soprattutto i soggetti “meno predisposti” a adeguarsi ai valori dominanti.

La Sindrome di Dorian Gray. Accanto alle patologie che costellano il cielo cupo della cultura del narcisismo, nella pratica clinica sempre più uomini, e sempre più giovani, evidenziano una particolare combinazione di vissuti negativi: la sindrome di Dorian Gray, che prende il nome dal celebre romanzo di Oscar Wilde. Si tratta non di una unità diagnostica, ma di un fenomeno sociale e culturale che va quindi distinto dal disturbo narcisistico di personalità propriamente detto.

Le caratteristiche della sindrome di Dorian Gray sono (Brosing, 2000):

preoccupazione pervasiva per l’aspetto esteriore;

dismorfofobia, ovvero l’ossessione per un’imperfezione fisica percepita e spesso non reale (sentirsi sempre troppo grassi, per esempio, o credere di avere un naso anormale);

– eccessivo ricorso ad integratori, cosmetici, farmaci e rimedi medici o chirurgici per perfezionare il proprio aspetto o combattere l’invecchiamento;

ricorso immotivato a stimolanti sessuali e/o droghe per contrastare la preoccupazione sulla libido e/o l’efficienza erettile;

interesse smodato per il sesso, con promiscuità sessuale e tendenza a ricercare pratiche sempre nuove e/o estreme.

Come il tormentato personaggio di Wilde il cui ritratto invecchia al suo posto mentre lui conduce un’esistenza dissoluta e infelice prigioniero di un’eterna giovinezza, questi soggetti manifestano immaturità, moralità soffusa e limitata empatia, ma si differenziano dal disturbo di personalità narcisistico in quanto dimostrano capacità relazionali per lo più adeguate, non si producono in un’affettività sistematicamente distruttiva, né presentano la marcata tendenza alla manipolazione interpersonale, al criticismo e all’invidia che caratterizzano il disordine narcisistico della personalità vero e proprio.

Inoltre, se il narcisismo patologico ha esordio precoce e si palesa in ogni ambito dell’esistenza di chi ne soffre, la Sindrome di Dorian Gray si evidenzia nella tarda adolescenza e nell’età adulta, in corrispondenza dei cambiamenti legati alla maturazione corporea. Eventi come la perdita dei capelli, della tonicità della muscolatura e dei tessuti, l’aumento di peso o la riduzione della prestanza fisica percepita possono scatenare intense crisi psicologiche segnate dalla classica sintomatologia depressiva, anche in forma grave con idee di annullamento e di suicidio.

Nel romanzo Dorian muore quando, inorridito dal proprio ritratto corrotto dal tempo e dall’immoralità delle sue azioni, squarcia la tela nel tentativo di cancellare le prove del proprio abbruttimento. Così, il soggetto che soffre dell’omonima sindrome, oscilla pericolosamente tra vistosi tentativi di compensare la perdita della giovinezza e pesanti cadute depressive che erodono progressivamente le sue risorse emotive e rischiano di intaccare altri fattori legati all’autostima, come la capacità professionale e la vita di relazione.

La Sindrome di Dorian Gray sembra derivare dall’elevato conformismo sociale e l’eccessivo adeguamento dell’individuo ai (dis-) valori della cultura del narcisismo descritta da Lash. Per questo la psicoterapia che supporta la persona allo sviluppo di un proprio sistema valoriale, la accompagna nella maturazione psicologica e promuove lo sviluppo di risorse personali ed interpersonali oscurate dai miti dell’esteriorità e del successo può efficientemente aiutare a superare la sindrome e i sintomi che la corredano.

La Sindrome di Dorian Gray spinge a riflettere sul fatto che non tutti i narcisisti soffrono del disturbo narcisistico di personalità, e che i narcisisti non sono necessariamente perversi o maligni. Come più volte sottolineato da Kerneberg e da altri autori, il narcisismo non può essere considerato una patologia unitaria, né di necessità un tratto patologico della personalità, ma un fenomeno multi-dimensionale che si colloca in un continuum compreso tra fisiologia e patologia dato dall’interazione tra fattori strutturali, biografici, psico-sociali e culturali.

Enrico Maria Secci, Blog Therapy

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