“La saggezza è lasciar crescere ciò che nasce,
gustare ciò che è maturo
e lasciar perdere ciò che è morto.”
[Keshavjee S.]

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Quando l’amicizia finisce. Il tradimento amicale




Se si dice “tradimento”, è quasi immediato pensare a partner fedifraghi e a dolorose sorprese nella vita di coppia, a sotterfugi che mascherano scappatelle e ai “soliti” flirt ed intrighi sessuali. Eppure, probabilmente, i tradimenti più frequenti e frustranti della vita non appartengono alla sfera amorosa ma all’ambito delle amicizie.

Le amicizie sono certamente le relazioni più significative nello sviluppo e nelle formazione dell’identità, dopo quelle con i genitori e altre figure parentali. I rapporti amicali ci accompagnano per ampi tratti del nostro ciclo di vita e, per questo, subiscono il peso inevitabile del cambiamento implicato in ogni esistenza. Non è un caso che le persone, spesso pochissime, che consideriamo i nostri migliori amici siano stati compagni di scuola, colleghi dell’università, commilitoni di leva (quando esisteva la non rimpianta dai più “leva obbligatoria”), e che con l’andar del tempo diventi sempre meno facile instaurare amicizie intense, stabili e costanti.

Cambiamento e “tradimento”. La convinzione che le persone non cambino è una superstizione che inventiamo per rassicurarci della sostanza “buona” delle relazioni in cui sentiamo protetti e a schermarci dall’essenza “cattiva” di chi ci delude o ci danneggia col proprio mutamento.
La realtà è che le persone cambiano eccome, cambiano nel corso degli anni e, talvolta, cambiano radicalmente.
Proprio come accade a noi (anche se non ne siamo spesso profondamente coscienti), il nostro migliore amico o la nostra amica del cuore si evolvono e possono a nostra insaputa prendere direzioni non più così armoniose rispetto al nostro soggettivo sistema di bisogni affettivi, di convinzioni e di credenze, o sterzare decisamente riguardo alla rilevanza stessa del rapporto d’amicizia per preferire nuove relazioni amicali o sentimentali.

Così, ciò che consideriamo “tradimento” in amicizia non è altro che la conseguenza di una nostra ingenuità: quella di non aver prestato sufficiente attenzione a tutti quei segnali, deboli o forti che fossero”, del cambiamento nostro o del nostro amico, e ignorato l’erosione delle piccole “consuetudini” e piacevoli “ritualità” che, come dighe, circondano, semplici ma incrollabili, l’amicizia autentica allo scopo di arginare quell’ondata di egoismi o di transitorie urgenze emotive che possono sopraffarla nel corso della maturazione di uno o di entrambi gli amici.

Alcune amicizie finiscono improvvisamente, altre si consumano e si liquefanno a poco a poco, con l’inesorabilità di una candela accesa. Alla base della rottura di un legame d’amicizia importante, però, possono intervenire precisi motivi, almeno tre:

–          la delusione per l’incuranza o la scarsa presenza di un amico in un momento di reale bisogno;

–           le slealtà, più o meno volontarie, date dal condividere con terzi confidenze affidate in amicizie;

–          la mancanza di reciprocità, quando l’ascolto e la disponibilità diventano per lo più unilaterali e “dati per scontati” da una delle parti.

Ognuno dei tre motivi implicati nella fine di un’amicizia rappresenta il ferimento di valori profondi, vitali in ogni relazione d’amore: la fiducia, l’impegno reciproco e la stabilità. Sono valori così fondamentali da provocare, se violati, un risentimento sordo e pervasivo di cui è difficile farsi una ragione. E non è certo con la ragione che si rimedia ai disastri del cuore, anche in amicizia.

Per quanto dolore causi, la perdita di un’amicizia è un’esperienza fisiologica nella vita affettiva e può essere interpretata come un’occasione d’apprendimento, un’opportunità per riflettere sui propri errori e sulla qualità delle proprie relazioni. Sarà vero, come dice Giovanni Soriano, che
è dagli amici più fidati che s’impara che degli amici non bisogna fidarsi”? Oppure, in fondo, l’amico che ci delude o ci tradisce non fa altro che compiere, inconsciamente, il suo dovere di amico di togliersi di mezzo quando non ha più nulla da condividere con noi?

Enrico Maria Secci, Blog Therapy
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