“La saggezza è lasciar crescere ciò che nasce,
gustare ciò che è maturo
e lasciar perdere ciò che è morto.”
[Keshavjee S.]

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I volti del narcisismo

Parlare al singolare di narcisismo è riduttivo e sbagliato. Da decenni il termine è usato in modo intercambiabile per definire un disturbo della personalità o solo un tratto della personalità, e si parla di “ferite narcisistiche”, “trauma narcisistico” o di difese narcisistiche in un’accezione patologica e patologizzante mentre non esiste ancora oggi una definizione unanime del narcisismo.

In realtà il narcisismo come patologia tout court non esiste e il disturbo narcisistico di personalità potrebbe essere eliminato dal prossimo Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, il DMS V. Purtroppo la psicologia narcisistica si articola su tali e tanti piani da risultare sfuggente alla nosografia psichiatrica che ha bisogno di riferimenti “certi” e non ambigui per operare diagnosi; inoltre, il narcisismo patologico che non procura sofferenza alla persona che ne è affetta ma solo a quelle con cui viene in contatto risulta difficilmente collocabile tra le psicopatologie.

Una visione plurale. La questione può essere affrontata rinunciando alla rassicurante e univoca etichetta di “narcisista” in favore di un discorso plurale e multidimensionale sui “narcisisti”. Perché una singola categoria non può contenere, declinata al singolare, luniverso narcisistico che è sempre molteplice, cangiante e affascinante, persino quando deraglia nelle perversioni della dipendenza affettiva.

Tra gli autori più interessanti e attuali, Wendi T. Behary (2012, Disarmare il Narcisista Perverso, Edizioni ISC) propone tre tipologie di narcisismo: il narcisismo sano, il narcisismo maladattivo nascosto e il narcisismo maladattivo manifesto.

Il narcisismo sano descrive un individuo complessivamente adattato e capace di compensare l’egocentrismo con empatia, generosità e altruismo. Non solo il narcisista sano é inoffensivo nelle relazioni sentimentali ma viene riconosciuto dagli altro come risorsa e come leader.

Il narcisismo nascosto. Il narcisista nascosto si presenta come un virtuoso, come un paladino della giustizia, un eroe che difende la giusta morale e persegue la retta via in un mondo di ingrati e di ignoranti. È rigidamente votato alla missione di apparire migliore degli altri denigrandoli per le loro debolezze e per i loro errori.

Il narcisismo manifesto. Il narcisista manifesto vive in uno stato di auto-esaltazione e nella costante ricerca di approvazione altrui. Si interessa unicamente a chi lo convalida e distrugge o ignora tutto ciò che potrebbe mettere in crisi la sua aura (molto spesso immaginaria) di fascino e grandiosità.

Infinite sfumature narcisistiche. Le tipologie descritte sembrano appartenere a un continuum, a uno “spettro narcisistico” che va dalla polarità ‘sana e funzionale’ alla polarità ‘maladattiva’. All’interno di questo continuum si collocano infinite sfumature narcisistiche. Si capisce meglio, così, la necessita di ‘pensare al plurale’ per svincolarsi dal ginepraio della dipendenza affettiva. Non tutti i narcisisti, insomma, sono pericolosi. Anzi, quelli “sani” possono essere meravigliosi poeti, artisti, manager, medici impegnati o leader straordinari, e non nuocere mai ad altri. Occorre invece imparare a riconoscere i volti violenti del narcisismo maladattivo nascosto e manifesto, e lavorare per interrompere la loro drammatica influenza nelle relazioni affettive e sentimentali e la loro più radicale conseguenza: la dipendenza affettiva.

Smascherare il narcisista perverso. Per smascherare il narcisista perverso è utile innanzitutto considerare due variabili: l’autostima e la socialità. Nel narcisista perverso più pericoloso le due dimensioni sono inversamente proporzionali: l’autostima si esprime soprattutto con l’autoesaltazione e l’ostentazione di sé, la pretesa del controllo assoluto, la critica feroce e tranciante; la socialità, invece è vuota e limitata, anche questa esibita dove possibile eppure formale, superficiale e falsa. Il narcisista perverso non si interessa agli amici, a meno che non gli tornino utili e considera letteralmente invisibili le persone con le quali non può agire il ruolo del magnifico predatore. Per esempio, i narcisisti perversi maschi eterosessuali disconfermano completamente gli altri maschi, si comportano come se non esistessero, e quasi mai riescono a intrattenere rapporti d’amicizia disinteressati e autentici; vale lo stesso per le narcisiste perverse: si sentono odiate e invidiate dalle altre donne, a cui –a differenza dei colleghi maschi che tutt’al più ignorano i potenziali rivali – tendono a contrapporsi con astio e aggressività.

Quanto più è elevato il livello di autoesaltazione e, allo stesso tempo, basso il livello di socialità, tanto più il narcisismo di polarizza sul versante disadattivo del contiuum narcisistico.

Anche se il narcisista perverso sembra inconsapevole della propria inadeguatezza sociale e della sua solitudine, a qualche livello avverte con angoscia il suo isolamento, se ne vergogna e mente abitualmente per nasconderlo.

Una prima indicazione per smascherarlo, dunque, è imparare a fare domande sulle sue relazioni, sui suoi amici, sulla sua famiglia facendolo con delicatezza, rispetto ed empatia ed evitando l’effetto-interrogatorio. Più il narcisista è perverso, più sarà elusivo, brusco, evitante, violento o punitivo.

Più è perverso, più cercherà di divincolarsi troncando di netto la comunicazione, oppure ribaltando il discorso sull’interlocutore e colpevolizzandolo per la sua inappropriata e volgare curiosità.

Enrico Maria Secci, Blog Therapy 

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