“La saggezza è lasciar crescere ciò che nasce,
gustare ciò che è maturo
e lasciar perdere ciò che è morto.”
[Keshavjee S.]

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Psicologia. L’amore non si spiega

M’incanto quando incontro una persona innamorata e, come psicoterapeuta, ho il privilegio di conoscerne tante. Contrariamente a quel che si crede, la terapia non è il luogo elettivo del dolore e del mal d’amore, ma un planetario in continua evoluzione in cui dalla crisi che motiva la richiesta d’aiuto si generano nuove dinamiche emozionali, e l’innamoramento è una di queste. 

Non smetterò mai di stupirmi dell’autenticità con cui l’amore si manifesta e si rende palese, senza perché o per come, per il fulgore che regala allo sguardo e la tenerezza dei toni di voce con cui si descrive, quei gesti lievi e morbidi con cui, sempre, gli amati e gli amanti si raccontano. Quella carezza che regalano a chi li sa ascoltare. In particolare, ciò che mi colpisce come clinico è il fatto che chi si innamora, chi ama ed è amato non sa perché, né vuole saperlo.

Chi si immerge nel sentimento d’amore si abbandona spontaneamente e dolcemente a un processo emotivo che non ha bisogno di essere razionalizzato in quanto è sorgivo, antichissimo, pre-cognitivo. Non è nella mente, ma nel corpo. Non è nelle parole, ma nei sensi. L’amore non è nella ragione ma è un fatto istintuale. Nonostante la complessità dei suoi riti e delle sue dinamiche l’amore vero si svolge e si evolve con fluidità e con reciprocità.

Niente a che vedere con le parodie sentimentali e i mulinelli psicologici della dipendenza affettiva, in cui i partner si scontrano, si pestano i piedi, si infuriano e si ricattano, calcolano i tempi e i modi della comunicazione, si comportano come usurai emotivi.

Chi non ama, paradossalmente, ha una teoria dell’amore molto strutturata e, quando non ce l’ha, pretende di costruirla a suon di perché. Non a caso, chi patisce per amore ha sempre molti argomenti: l’altro è bello, intrigante, ricco, “potente” o, direttamente, è un perfetto narcisista che, perversamente, risponde ai “perché” di chi non sa ancora che l’amore non si spiega.

Ingannando se stessi, i dipendenti affettivi inscenano l’amore nella sua declinazione più cupa, ingaggiano pessimi attori di bella o decente presenza e di nessuna sostanza per ripetere inconsapevolmente la tragedia dell’affettività negata che chiamano abusivamente innamoramento.

Così, sul proscenio della farsa d’amore, il sentimento che ossessiona i dipendenti affettivi risulta bieco, amaro, crepuscolare, come azzoppato, anche quando mima il romanticismo tra cene, rose, sonetti ed amplessi al chiaro di luna. E poi, il conflitto, l’odio e l’amarezza fanno da sipario, atto dopo atto, strategia dopo strategia, manipolazione dopo manipolazione, complotto dopo complotto. Tutto all’insegna del forse, del magari, del se e del poi. Senza capire, come ho scritto altrove, che il contrario dell’amore non è l’odio, ma il dubbio.

C’è molto da imparare dagli amori “sbagliati”, ma ancor più dobbiamo apprendere da quelli veri o, per meglio dire, da quelli che funzionano. Per comprenderli è sufficiente respirarli, silenziare la mente razionale, azzerare ogni giudizio, distendere il volto e lasciare affiorare il sorriso e la commozione della semplicità che evocano spontaneamente.

La semplicità dell’amore sfugge alla mente analitica, è invisibile allo psicopatologo più attento e raffinato, è aliena ai giochi di potere del narcisismo e della dipendenza affettiva perché amare è un processo incondizionato, un fenomeno indecidibile come l’alba, come il tramonto, come il fiorire, come le maree …

L’amore non si spiega, quando è vero, ma spiega agli amati e agli amanti il senso ed il valore della vita senza quasi parlare. Senza indugiare su alcun perché. Chi ama non ha mai un perché, infatti. E nemmeno lo ricerca. Allo stesso modo,  chi è amato davvero non si capaciterà mai del perché, a meno di accettare che la propria natura sia amabile oltre ogni condizione, al di là di tutto: al di là della fisicità, degli occhi, del volto, del corpo, del mestiere e del conto in banca …

L’amore non si spiega, e questa è la spiegazione più plausibile della felicità, che resta insondabile con gli strumenti della mente logica, l’amore è refrattario al raziocinio e scavalca ogni ostacolo, e disdegna ogni “perché”.

Estratto dal libro “Gli uomini amano poco. Amore coppia, dipendenza” di Enrico Maria Secci,  2016
©Riproduzione riservata

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