“La saggezza è lasciar crescere ciò che nasce,
gustare ciò che è maturo
e lasciar perdere ciò che è morto.”
[Keshavjee S.]

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I vissuti dell’abbandono

Chi subisce l’abbandono improvviso nella vita amorosa è travolto dal caos. Nel disastro emozionale non sa più chi sia, chi sia l’altro/a e che senso abbia amare e vivere. Nella disperazione totale inizia a dubitare di tutti, rinuncia a ogni riferimento. Se lei/lui ti hanno gettato via come un sacco della spazzatura, vuol dire che sei spazzatura. Come psicologo credo che nulla possa devastare un essere umano quanto la perdita del senso del proprio valore intrinseco e incondizionato.

Le “vittime” di questi abbandoni brutali vivono improvvisamente una situazione psicologica ed esistenziale ai limiti della psicopatologia, perciò temono di impazzire o di morire. Sperimentano un senso di morte, una morte vivente segnata dalla perdita del sentimento del piacere. Il cibo insapore, il sonno tormentato, la libido annullata. Non sanno più cosa fare, dove andare, con chi parlare.

Il partner che vive un abbandono così incomprensibile è travolto da un giorno all’altro da un caos psicologico ed esistenziale che lo trascina in una sequenza di vissuti dolorosi:

  • Disperazione/ Incredulità
  • Auto-colpevolizzazione / Vittimismo
  • Ossessione/Sospetto
  • Rabbia
  • Attesa
  • Amarezza/Rassegnazione.

Se non elaborati, questi vissuti possono produrre un blocco psichico ed emotivo e sfociare in una sindrome psicopatologica sovrapponibile al disturbo da stress post-traumatico.

A rendere particolarmente complesso il superamento della crisi inflitta dagli amori finiti senza un apparente perché è il fatto che il partner ha l’onere di trovare un senso, di rintracciare in perfetta solitudine una narrazione coerente e funzionale della storia spezzata, perché dopo l’abbandono il/la compagno/a si dilegua esattamente come una supernova, lasciando al suo posto la lacerazione di un buco nero.

Disperazione/Incredulità

Nella contingenza dell’abbandono radicale, la prima reazione è un misto di disperazione e di incredulità. Disperazione perché la perdita improvvisa dell’oggetto d’amore è paragonabile alla notizia di un incidente mortale, a un lutto causato da una malattia fulminante e insospettata. Incredulità perché la drastica interruzione del rapporto sentimentale senza motivazioni e accadimenti comprensibili ha l’effetto psicologico di una burla, a causa della dissonanza surreale con le emozioni, i fatti e le azioni che l’hanno preceduta.

Nell’immediatezza del trauma, chi è lasciato pensa a una crisi transitoria e contiene le proprie reazioni (rabbia, delusione, sospetto) verso il partner per favorire il superamento della presunta crisi. Ma quest’approccio razionale non dura a lungo, in quanto le emozioni di tristezza, di ingiustizia e di umiliazione non possono essere arginate con ragionamenti consolatori.

La disperazione si manifesta come insonnia, inappetenza, mancanza di concentrazione, rimuginazioni senza pace e ripetitività del pensiero. Anche l’individuo più equilibrato dopo l’abbandono insensato è soggetto a scoppi di pianto improvvisi e depressione aggravati dai vissuti tipici del distacco traumatico: vergogna, anedonia e paura del futuro.

Vergogna

Essere lasciati di colpo dopo anni d’amore e di dedizione reciproci, e dopo aver condiviso parenti, amici, colleghi con lo slancio della coppia inossidabile, procura un profondo senso di vergogna e di indegnità. Accade perché una rottura così netta corrisponde in qualche modo a una svalutazione, ci si sente senza qualità e senza spessore, travolti dal crollo dell’autostima alimentato da pensieri negativi e persecutori sul modo in chi le persone vicine alla coppia commenteranno la notizia della separazione.

“Penseranno che è tutta colpa mia”, “Diranno, che stupida/o, come ha fatto a non accorgersi prima che le cose non andavano?”, “Ben gli/le sta. Non poteva essere tutto perfetto come voleva/volevano farci credere”. Il timore del giudizio altrui può causare isolamento sociale e complicare ulteriormente l’elaborazione del trauma emotivo.

Si arriva a evitare di parlare dell’accaduto rischiando un accumulo emozionale eccessivo che può dar luogo a disturbi psicosomatici: cefalee, problemi agli apparati cardio-circolatorio e gastro-esofageo, eruzioni cutanee, perdita dei capelli e invecchiamento precoce (per esempio, capelli bianchi, rugosità del viso, postura ingobbita).

La vergogna è accompagnata dall’idea di essere stati ingannati a lungo, di essere stati stupidi, idealisti, “sbagliati”. Un’idea dissonante con la memoria della relazione che, per quanto ci si sforzi di ricordare, non ha registrato elementi che potessero preannunciare il disastro.

Anedonia

In psichiatria e psicopatologia il termine anedonia designa l’incapacità di provare piacere per attività precedentemente gratificanti, come dormire, nutrirsi, frequentare gli altri o il sesso.

Dopo l’abbandono radicale l’anedonia è una delle condizioni più frequenti e si presenta associata all’apatia, uno stato di indifferenza verso cose, persone e situazioni della vita da cui la “vittima” ricavava benessere o gioia.

A un tratto nulla è importante. Anche se gli individui più equilibrati riescono a continuare comunque una vita attiva e complessivamente ben adattata, lo fanno senza trarne soddisfazione.

La perdita del piacere probabilmente deriva dal tentativo, conscio o inconscio, di limitare il dolore della perdita dell’oggetto d’amore, che provoca un blocco sia delle emozioni positive che di quelle negative.

Se ho perso lui/lei, se lui/lei, mi hanno rifiutato in questo modo assurdo, inspiegabile, non merito più niente e nessuno. Devo punirmi, devo annullare il piacere. Sono indegno/a del piacere e, anche di piacere. Dato che la persona alla quale ho dato tutto di me, quella che mi conosce più intimamente può scaricarmi all’improvviso, io non valgo niente. Questi i pensieri fissi dell’amante abbandonato. Pensieri di vergogna e di indegnità finalizzati inconsciamente a praticare una sorta di “espiazione” di colpe sconosciute, come se l’isolamento sociale, la rinuncia e l’auto-sacrificio potessero cambiare la decisione dell’amante supernova.

Nella fase della vergogna la “vittima” nutre ancora speranza, perciò si auto-punisce con l’esclusione dal mondo, che ritualizza nel pianto, nel ritiro, e nell’ossessione per le proprie “colpe”, martire di se stessa. Continua nei prossimi giorni …

Enrico Maria Secci, Blog Therapy
Riproduzione riservata

5 risposte a I vissuti dell’abbandono

  • Dottor Secci, il suo libro mi ha salvato la vita! Sto attraversando la mia supernova e mi sono rivisto nel 95% delle cose scritte. Nel mio caso però c’è un tassello in più: sono stato lasciato per un uomo molto più grande, vedovo con due bambini ed esteticamente/intellettualmente inappetibile. Il rapporto fra loro è semi-clandestino e indefinito (“non stiamo insieme ma è come se lo fossimo”). La già enorme dose di vergogna e frustrazione è più che raddoppiata. Mi chiedo se questo particolare non abbia a che fare con la ricerca di una qualche figura paterna (lei considera la madre troppo “cattiva” ed il padre troppo “buono”, quindi ingenuo).

    Inoltre il cambio di partner è stato così inusuale che sorella e migliore amica di lei, preoccupate, hanno letto il suo libro e chiesto a me (paradossale!) un consiglio per proporlo alla supernova. Lei sembra reprimere ogni ricordo di me ostentando serenità e allegria (tradite da rigidità e imbarazzo quando viene fatto il mio nome)…Per questo non sono riuscito ad avere nessun tipo di confronto con lei negli ultimi mesi. Come potremmo avvicinarla alla consapevolezza dei suoi problemi?

  • Grazie a Lei per aver letto “Amori SuPernova. Psico-soccorso per cuori spezzati…”. Come ho scritto nell’introduzione è un libro per chi viene abbandonato, ma anche per chi abbandona, quindi potrebbe indubbiamente essere d’aiuto anche alla Sua “Supernova”. Un saluto.

    https://www.amazon.it/Amori-Supernova-Psico-soccorso-spezzati-perché-ebook/dp/B071H7HDKH/

  • Bungiorno Dottore,
    sono reduce da una storia supernova finita da circa 3 mesi.
    Ho letto il suo libro e mi sono identificato in quasi tutte le dinamiche da Lei riportate.
    Non sono ancora pienamente rassegnato alla fine della storia.
    Regalare questo libro alla mia ex potrebbe essere utile?

    Grazie per il bellissimo e utilissimo libro

    Cordiali saluti

  • Lo leggerò con molto interesse. Grazie per la segnalazione!

  • Mi piacerebbe che Lei leggesse la mia storia diventata il libro “L’amore che non ti meriti” ed. Aliberti,. Tra le torture consigliate c’è anche il Suo”I narcisista perversi e le unioni impossibili”, che mi ha aiutato moltissimo a capire cosa mi era successo.
    Antonella Mattioli

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