“La saggezza è lasciar crescere ciò che nasce,
gustare ciò che è maturo
e lasciar perdere ciò che è morto.”
[Keshavjee S.]

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Dopo il narcisista. Cosa succede nella psicoterapia?

La dipendenza affettiva comporta sintomi imponenti e costi psicologici elevati, soprattutto nei casi in cui il partner da cui la persona dipende presenta tratti narcisistici. Attacchi di panico, ansia, depressione, disturbi del comportamento alimentare, carente autocontrollo, riduzione dell’esame di realtà e altri sintomi, proiettano l’individuo dipendente in un caleidoscopio emotivo che distorce o compromette significativamente la sua capacità di condurre un’esistenza serena e, a volte, chiedere l’aiuto di uno psicoterapeuta.

Le priorità della relazione d’aiuto. In molti casi la domanda arriva tardivamente e ha carattere d’urgenza per via dell’intensità e della varietà della sintomatologia. Per questo, la psicoterapia della dipendenza affettiva ha la priorità del de-pontenziamento e sull’estinzione del disagio implicato nella relazione nel tempo più breve possibile nel minor numero di sedute possibile.
I primi incontri sono incentrati sulla presa di consapevolezza che il disturbo oggetto della terapia sia collegato a una relazione disfunzionale. Raramente la persona collega la sintomatologia alla struttura e alla qualità della relazione col partner; entra in terapia spinta dall’impellenza di debellare ansia, panico o stati depressivi senza aver identificato il nucleo problematico della dipendenza affettiva. Così, la psicoterapia verte sulla riduzione significativa della sintomatologia e sul recupero dell’equilibrio psicologico mentre, parallelamente, incoraggia la scoperta del nesso tra il dolore psichico e gli schemi di relazione del narcisista e col narcisista.

Come il gioco dello Shanghai. Si tratta di un percorso delicato, come il gioco cinese dello Shanghai. Bisogna muoversi piano, evitare mosse azzardate, perché una volta estinto il disturbo, la motivazione al cambiamento si riduce e può accadere che il/la paziente utilizzino le energie ritrovate non per svincolarsi dal legame ma per affrontarlo con “nuovo vigore”. Arriva, dunque, una fase asintomatica in cui possono ripetersi le dinamiche della dipendenza affettiva: svalutazione, silenzio, ripudio, colpevolizzazione, distacco, seduzione … Solo che, la nuova prospettiva assunta dalla persona sul legame, più nitida senza la lente distorcente del sintomo e della idealizzazione dell’altro, finisce per ridimensionare drasticamente la “grandezza” del narcisista e produrre di conseguenza una progressiva disaffezione nei confronti delle dinamiche ridondanti e perverse del narcisista.

Lo svincolo dal narcisista. “L’ho visto improvvisamente brutto”, “Mi ha suscitato un misto di compassione e di ribrezzo”, “Mi sono sentita di colpo del tutto fuori luogo e fuori posto. Chi è questo qua?, mi sono detta …” Queste alcune considerazioni che introduco allo svincolo dalla dipendenza affettiva. Comprendere e spezzare gli schemi dell’interazione narcisistica, per la “vittima” è come aver scoperto i trucchi di un prestigiatore perverso che credeva essere un mago buono: lo “spettacolo” della manipolazione emotiva non sortisce più l’effetto conturbante della fascinazione, ma solo insofferenza, rabbia, pena e noia.

Dopo la terapia: consolidamento e nuove sfide. Una volta avvenuto lo svincolo dalla dipendenza affettiva, la persona sperimenta di frequente emozioni contrastanti: libertà e tristezza, speranza e sfiducia, apertura sociale e isolamento. Si rende conto che la storia col narcisista ha monopolizzato la sua vita, ha ipotecato i suoi sentimenti, ha indebolito o cancellato le relazioni sociali, ha distrutto l’autostima e la speranza … e che soprattutto aveva  “coperto” altri nodi e questioni da risolvere nell’affrontare un’esistenza serena e nuove relazioni amorose. In molti casi si tratta di rigidità e passività nei rapporti sociali, di scarsa apertura, di sfiducia generalizzata, di eccessiva tendenza al controllo e di inibizione emotiva.

Così, dopo la psicoterapia della dipendenza affettiva si aprono nuovi scenari evolutivi, si delineano obiettivi personali da perseguire con curiosità, determinazione e coraggio. Dopo mesi o anni di comunicazione patologica e di sintomi psicologici e psicosomatici, l’ormai ex-vittima può sperimentare un senso di disorientamento paragonabile a quello di un animale cresciuto in cattività e liberato nel proprio habitat naturale. Teme tutto, si nega tutto. Un po’ come certi gatti barboni, evita il contatto anche con chi lo richiami a sé teneramente

L’auto-consapevolezza empatica: l’empatia verso se stessi. Alla psicoterapia vera e propria può seguire una fase di consolidamento, caratterizzata da colloqui meno frequenti finalizzati a stabilizzare l’equilibrio emotivo e, allo stesso tempo, focalizzati sul superamento delle riserve e delle resistenze in ambito sentimentale residue.
Combattere la rigidità, il sospetto, la solitudine e le “crisi di astinenza” che conseguono sempre alla fine di una dipendenza affettiva e rafforzare le difese contro gli inevitabili ritorni del narcisista sono i temi prevalenti post-terapia.
Si tratta di smaltire le “scorie radioattive” del passato e di seminare bene il campo ritrovato del presente con paziente umiltà, e di superare le paure: il rifiuto, l’inganno, la sfiducia e la manipolazione. Purché, con una certa perizia, che chiamo auto-consapevolezza empatica, si sorveglino porte e finestre. Perché in narcisista, se patologico, resterà in agguato molto a lungo. Come un tarlo sul cuore.

(Enrico Maria Secci, Blog Therapy)
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