“La saggezza è lasciar crescere ciò che nasce,
gustare ciò che è maturo
e lasciar perdere ciò che è morto.”
[Keshavjee S.]

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Donne che amano le donne

Eleanor e Sarah un giorno fuggirono per sottrarsi all’oppressione della conformista società irlandese e all’influenza delle aristocratiche famiglie di cui erano le dirette discendenti. Si conoscevano da molti anni e non sopportavano più di nascondere il loro amore e di vivere separate. Fecero insieme il lungo viaggio a cavallo sino al Galles travestite da uomini per sottrarsi ai pericoli della fuga e si stabilirono nell’oscuro paese di Llangollen.

Era il 1778, ma la storia di Eleanor Charlotte Butler e di Sarah Ponsonby travalica i secoli sospinta dagli echi dello scandalo che si scatenò all’epoca dopo la loro fuga ma soprattutto dalla grande attualità del loro messaggio d’amore.

Roghi e triangoli neri. Chissà quante altre Eleanor e Sarah sono esistite, esistono ed esisteranno, dato che la storica Judy Grahn ha rintracciato chiari riferimenti all’amore tra donne già nel 2300 avanti Cristo. Ma l’omosessualità femminile è stata oggetto nei secoli di violenza e di discriminazioni tali che donne fortunate come Eleanor e Sarah non sono forse state tante quante avrebbe potuto essere. Basti ricordare che durante il medioevo le lesbiche venivano accusate di eresia e date al rogo come streghe e che molti secoli più tardi, l’odio per le donne che si amano avrebbe conosciuto gli apici sconvolgenti nel nazismo sotto il terrificante sigillo del triangolo nero con cui le lesbiche venivano internate nei campi di concentramento.
Ogg l’amore lesbico nella società occidentale incontra minori resistenze grazie alla lotta dei movimenti GLBT e, prima ancora, al lavoro di artisti e letterati e dei loro biografi che dal ‘900 ad oggi hanno raccontato l’omosessualità femminile rompendo gli schemi del moralismo e della dabbenaggine.

Ai giorni nostri scrittrici come Janet Winterson, cantanti dichiaratamente lesbiche come Skin, gli exploit lesbici di Madonna e tanto altro fanno apparire più tollerante l’attegiamento verso l’omosessualità femminile. Ma il mondo dell’arte e della comunicazione non è il mondo e al limite rappresenta un’anticipazione profetica di ciò che verrà: per ora, soprattutto in Italia, siamo molto lontani da una società in cui l’amore tra donne non susciti sospetto, indignazione e ostracismo.

Amore o negazione. Come ai tempi di Eleanor e Sarah, le donne che amano le donne sono costrette a fuggire, a nascondersi o a subire un veto sociale. Ma la fuga più cupa e più scelta rimane quella da se stesse, quella fuga solitaria che cavalca la negazione di sé e che ostacola dolorosamente l’amore costringendolo in relazioni eterosessuali sostitutive.

Quando una donna si accorge di amare un’altra donna?
A differenza di quanto accade ai maschi gay, il cui processo di consapevolezza è spesso rallentato o inibito da un’educazione che scoraggia l’espressione delle emozioni e le effusioni con persone dello stesso sesso, per molte ragazze la scoperta di amare le donne avviene più precocemente ed è facilitata dal calore emotivo e dal contatto fisico tra bambine considerati normali dalle convenzioni sociali. Ciò non vuol dire certo che l’accettazione dell’identità lesbica sia più facile di quella gay. Sebbene sia tendenzialmente più precoce è sottoposta ad altrettante pressioni e limitazioni, tali da generare in alcuni casi una totale confusione e costringere la persona in un imbuto di pessimismo, afflizione e solitudine.

Famiglie omo-distoniche. Da pochi decenni, psichiatria e psicologia hanno riconosciuto il lesbismo come una variante sana del comportamento umano, salvando in un istante milioni di persone dallo stigma della malattia e mettendo i loro familiari di fronte all’evidenza della normalità dei rapporti amorosi tra donne. Tuttavia, la psicopatologia riconosce come disturbo l’omosessualità ego-distonica, ovvero una condizione clinica di preoccupazione e/o di rifiuto di essere gay o lesbica collegata a sintomi come ansia, panico, depressione e disturbi del comportamento alimentare. Questa entità diagnostica è certamente utile perché consente di supportare le donne in difficoltà rispetto al loro orientamento sessuale e facilitare la comprensione di sé e l’acquisizione di un funzionamento ego sintonico.
Ma le storie di donne che amano le donne diventano difficili, sofferenti nella misura in cui il contesto familiare d’origine risulta conformista, rigido e impositivo. Spesso non è l’omosessualità della ragazza ad essere problematica per la sua identità, ma lo diventa in relazione ai rifiuti più o meno diretti della famiglia -e, in particolare, della madre- circa l’eventualità di avere una figlia omosessuale. Lo stesso vale per i ragazzi gay. Senso di colpa, vergogna e censura circolano in queste famiglie come un tentativo di “curare” o, peggio, di “raddrizzare” i figli “diversi” mentre finiscono per ammalarli e bloccare lo sviluppo equilibrato di un’identità ben integrata col proprio orientamento sessuale.
In questo senso, bisognerebbe cominciare a parlare di genitori omo-distonici e di famiglie omo-distoniche: stabilire caso per caso chi vada veramente preso in carico in psicoterapia, se la figlia o il figlio gay o i loro genitori (inconsciamente?) omofobi.

Amori tra donne e lieto fine. Eleanor morì all’età di 90 anni e Sarah a 75 e vissero sempre insieme nella casa di Llangollen, dove ospitarono artisti e intellettuali e da cui si impegnavano nella cura e nell’istruzione dei poveri guadagnandosi la stima e il rispetto della comunità locale. Oggi la loro casa è un museo molto visitato. Perciò chi sostiene pregiudizialmente che gli amori gay, in quanto “deviati”, siano relazioni tormentate e promiscue si sbaglia, e l’esempio storico di questa coppia è la matrice di milioni di coppie gay stabili e soddisfacenti nella storia e nel tempo presente.

Che lo si voglia o no, il primato dell’amore “normale”, quello eterosessuale, non esiste e coppie gay ed eterosessuali non sembrano differire per qualità e durata, per grado di conflittualità o appartenenza. Ci sono amori etero a lieto fine e amori lesbici a lieto fine, e certo non sono molti in ambo i casi. Perciò ognuno ha il diritto di vivere il proprio sentimento come desidera e di inseguire il proprio lieto fine come Eleanor e Sarah, se necessario sfidando i pregiudizi sociali, l’omofobia e l’ostacolo più temibile: le famiglie omo-distoniche.

Enrico Maria Secci, Blolg Therapy

[La storia di Eleanor e Sarah è raccontata in “Daniela Danna, Amiche, compagne, amanti. Storia dell’amore tra donne, UNI Service, 2004″]

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