“La saggezza è lasciar crescere ciò che nasce,
gustare ciò che è maturo
e lasciar perdere ciò che è morto.”
[Keshavjee S.]

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Distinguere vittime da vittimisti

Il vittimismo è la tendenza patologica a percepirsi, descriversi e comportarsi come soggetti oppressi dagli altri, dal mondo e dalla vita, tendenza accompagnata da atteggiamenti passivi e negativi nei confronti degli altri, del mondo e della vita.

Nervosa, pessimista, maliziosa e rassegnata la persona vittimista si riconosce per l’attitudine a denegare ogni responsabilità circa la condizione sfavorevole in cui vive e per l’invidia, a volte mascherata, che rivolge a chi conduce un’esistenza realizzata.

Una prerogativa del vittimismo in ambito relazionale è raccontarsi come vittime e rifiutare di considerarsi parti attive del propria situazione. I vittimisti ce l’hanno sempre con gli altri, ma esprimono la propria rabbia meno spesso di quanto si creda, preferendo strategie più indirette per rivalersi dei torti subiti.

Per esempio, i vittimisti ricorrono all’insinuazione, al pettegolezzo e all’ambiguità comunicativa. Oppure si servono del buonismo per rafforzare negli altri il concetto della propria “sfortuna” e approfittare così delle loro cure, del loro ascolto e delle loro attenzioni.

I vittimisti e le vittimiste sono spesso seduttivi, perciò ottengono la compassione che cercano, ma le loro alleanze sono transitorie in quanto chi si relazione col vittimismo deve confrontarsi prima o poi con sensazioni di impotenza e di negatività profondissime, tali che anche il soccorritore più coraggioso e capace capitolerà. Così chi fa la vittima colleziona “tradimenti”, “esclusioni” e ”abbandoni” che contribuiscono a irrigidire la sua visione della realtà.

Da vittime a vittimisti. Più che un tratto caratteriale, il vittimismo sembra scaturire da uno o più eventi negativi o traumatici precoci non elaborati e generalmente occorsi nell’età dello sviluppo. Si tratta di situazioni in cui il bambino ha sperimentato, per esempio, la frustrazione di punizioni a lui incomprensibili o eccessiva severità e freddezza da parte di almeno un adulto significativo (di solito un genitore).

Quando nell’infanzia si è stati vittime di qualcosa o di qualcuno facilmente si diventa carnefici, oppure vittimisti. Ma non si tratta di un fatto destinico, perché la gran parte delle vittime non diventa né carnefice, né vittimista in quanto riesce a elaborare gli eventi negativi, non li generalizza, non li utilizza come riferimento per costruire la propria realtà e, soprattutto, impara a superarli affiancando alla memoria traumatica esperienze positive.

Per molti versi le vittime vere si comportano in modo opposto ai vittimisti, a partire dal fatto che chi è soverchiato da qualcuno è sempre l’ultimo a saperlo e a saperlo riconoscerlo. In ambito relazionale, chi ha subito abusi psicologici, fisici e sessuali tende a nasconderlo e a farsene una colpa.

A causa del trauma subito le vere vittime sono incapaci di comprendere la gravità dei fatti in cui sono coinvolte e anche quando ne avranno preso consapevolezza eviteranno di identificarsi completamente nel ruolo di chi ha subito e di ripiegarsi nel vittimismo.

La dinamica tipica delle vittime è quella di non riconoscersi come tali neppure in casi eclatanti, come quando l’abusante è stato un parente quand’erano bambine/e o quando, in età adulta, sono prede di narcisisti patologici, perversi o maligni.

Un indicatore affidabile che discrimina tra il vittimismo e l’essere vittime è infatti la tendenza alla lamentela. I vittimisti abusano della lamentela, ne fanno una bandiera. Lamentarsi, criticare, disseminare negatività consente loro di restare passivi e di distrarsi dal proprio senso di inadeguatezza che, di frequente, è alla radice dei loro atteggiamenti accusatori.

Il vittimismo può essere visto come una soluzione disfunzionale a un trauma, disfunzionale perché alimenta e amplifica le possibile conseguenze di ingiustizie subite nel passato con risultato di perpetrarle nel presente e nel futuro.

Distinguere tra vittime e vissimisti/e è particolarmente urgente nell’ambito delle dipendenze affettive, perché il vittimismo è una strategia tipica dei narcisisti patologici, soprattutto nel narcisismo femminile e nel narcisismo nascosto (narcisismo covert).

Enrico Maria Secci, Blog Therapy

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