“La saggezza è lasciar crescere ciò che nasce,
gustare ciò che è maturo
e lasciar perdere ciò che è morto.”
[Keshavjee S.]

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Il narcisista in azione: lo schema del sintomo

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(1) “Il narcisista in azione: i quattro schemi di ricattura della vittima”

(2) “Il narcisista in azione: lo schema del silenzio”

(3) “Il narcisita in azione: lo schema della colpa”

(4) “Il narcisita in azione: lo schema della lusinga”

Lo schema del sintomo. Quando una delle trappole precedenti (silenzio, colpa e lunsinga) non funziona, il narcisista perverso ne seleziona un’altra e, in caso di fallimento, passa all’altra ancora.

Silenzi, colpevolizzazioni e lusinghe possono alternarsi più e più volte: il risultato è un vortice esasperante di comportamenti ambigui e ambivalenti che stordiscono e ricatturano la preda.

E’ solo una questione di tempo, di solito bastano poche settimane, qualche mese al massimo per sfibrare la volontà della “vittima” e indurla alla resa del ritorno.

Il narcisista non ha particolare fretta, a meno che non intuisca che le sue strategie sono state smascherate e avverta quindi che il suo potere è al tramonto. Se osserva il fallimento ripetuto dei tre schemi di ricattura di base può reagire con forte rabbia e dolore e corroborare nella partner l’impressione cha la ami davvero. “ha bisogno di me e non lo sa perché ha paura dell’amore… Ma il tempo lo cambierà”. Questa, la patetica insegna della sconfitta, l’inizio di un incubo peggiore del precedente.

Come un bambino. La fuga ostinata e inarrestabile della partner non più dipendente, né assoggettata ai voleri del narcisista perverso scatena un’emotività distruttiva e disorganizzata, molto simile alle reazioni di un bambino.

Pianti, discorsi sconnessi, lancio di oggetti, azioni auto-lesioniste e abuso di alcol o di sostanze possono preludere all’estremo tentativo di ricattura narcisistica: lo sviluppo del sintomo.

E’ importante sottolineare che non si tratta di un sintomo simulato o di una recita perché il narcisista si ammala davvero e, inconsciamente, utilizza la propria condizione per richiamare a sé la ex-partner. “Mi sono rotto una gamba”, “Forse ho un tumore al cervello”, “Non dormo da giorni e non mangio, non so che cosa mi succede” sono esempi di sintomi utilizzati per la ricattura basata sul sintomo.

Potrebbero sembrare esche psicologiche stupide e infantili, e lo sono senz’altro sul piano della logica ordinaria, ma la partner dipendente abbocca, cede dicendosi che non può lasciare da solo in circostanze così gravi “l’uomo che ha amato”, a dimostrazione che nelle dipendenze affettive vige la psico-logica …

La potenza della malattia. Lo schema del sintomo rappresenta l’apice della patologia, la vetta della dipendenza. È la dimostrazione estrema del bisogno di controllo, dell’egoismo e della mutilazione affettiva cui i narcisisti perversi sottopongono se stessi e le persone che “amano”.

La prova più difficile per chi vuole interrompere la dipendenza è rifiutare l’idea illusoria di poter veramente prendersi cura dell’altro, è mettere da parte l’aggressore con sano e consapevole egoismo prima che si riprenda e azzanni di nuovo. A molti livelli, la sofferenza psichica e/o fisica “aggancia” le persone imprigionate in una dipendenza affettiva. Spesso rivedono nel narcisista perverso un genitore punitivo da riconquistare o un genitore depresso da consolare con accondiscendenza infantile.

Resistere per vincere. La prima cosa da fare consiste nello smascheramento degli schemi. È doloroso ma indispensabile. Che cosa sta facendo il tuo narcisista perverso? Quale schema di ricattura attua? Quale trappola userà quando l’ultima attuata risultasse inefficace?

Alla luce dei suoi schemi di ricattura non è certo il Principe Azzurro ma un kamikaze imbottito di tritolo che sorseggia tranquillamente un drink sdraiato con te, sul tuo letto. E tu cosa vuoi fare?

È solo uno schema. La violenza della ricattura psicologica attraverso il sintomo nelle dipendenze affettive può toccare apici sconcertanti e stabilire legami assoluti, legami basati sulla dedizione verso il narcisista malato, situazioni da cui, a un certo punto, può diventare impossibile uscire.

Perché la malattia dell’altro, che lo mostra fragile, arreso, distrutto, fa leva su un nucleo dolente: il senso di colpa, il bisogno di rendersi utili, l’illusione di essere riconosciuti che affligge e accomuna le “vittime” dei narcisisti perversi.

Uscirne è possibile, purché si ritrovi il rispetto per se stessi e lo si difenda fermamente, lasciando l’altro in balia dei suoi mostri e del suo specchio. Senza Appello e Per sempre.

Enrico Maria Secci, Blog Therapy 

Per approfondimenti:

Enrico Maria Secci, “I narcisisti perversi e le unioni impossibili”. In cartaceo e in digitale in tutti gli store online. Best-seller su Amazon, Internet Bookshop e Kobobooks. Disponibile presso 4500 librerie, compresi i negozi Feltrinelli, Giunti e Mondadori.

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