“La saggezza è lasciar crescere ciò che nasce,
gustare ciò che è maturo
e lasciar perdere ciò che è morto.”
[Keshavjee S.]

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Smettere di Fumare

Una boccata di sigaretta introduce nel nostro organismo oltre 3000 sostanze di cui 30 certamente cancerogene e una sola che “giustifica” l’atto di fumare: la nicotina. Il fumo danneggia le vie respiratorie e il sistema cardiocircolatorio, altera la sensibilità olfattiva e gustativa, ci rende più ansiosi e depressi, può essere un fattore favorente l’insonnia, peggiorare le prestazioni e il desiderio sessuali, favorire abitudini alimentari sbagliate, rende pigri, stressati e indolenti. E la cosa più paradossale è che per ottenere questi “risultati”, i fumatori sono disposti a pagare una tassa quotidiana sull’infelicità che si aggira mediamente intorno ai 4-5 euro, oltre 1500 euro l’anno.
Il 23% della popolazione italiana con più di 14 anni dipende dalla nicotina nonostante gli sforzi compiuti negli anni dalla Sanità Pubblica per scoraggiare la diffusione della letale “abitudine” al fumo.

L’affezione alle sigarette si spiega con l’effetto della nicotina, una sostanza che asserve il cervello più di ogni altra perché è capace di instaurare rapidamente quello sgradevole senso di “mancanza” che ogni fumatore avverte entro un’ora dopo l’ultimo “tiro”. Senza averne piena consapevolezza, la persona che fuma passa il tempo a cercare di alleviare uno stato di tensione e di malessere causato proprio dall’assunzione di nicotina. In realtà, il fumatore non prova alcun piacere, non si procura alcun “valore aggiunto” diversi da quelli del tutto illusori di sollevarsi temporaneamente dall’astinenza da sigaretta. Ma la dipendenza instaurata dalla nicotina è così forte che di rado l’individuo raggiunge la consapevolezza della propria schiavitù e, anzi, la maschera in un reticolo di razionalizzazioni e convinzioni (“fumare è trasgressivo”; fumare è “rilassante”; fumare è “cool”) che rendono ancora più difficile salvarsi.

Le variabili psicologiche del tabagismo. Oltre agli aspetti neurochimici, la dipendenza da tabacco è collegata a variabili psicologiche e sociali derivanti soprattutto dalla rappresentazione collettiva del fumare offertaci dai mass-media. Suggestionato da modelli che propiziano la sigaretta come uno strumento espressivo universale (simbolo pass-partout di potere e di seduzione, di protesta e di rottura degli schemi, di disagio e di riflessività) il fumatore assimila all’interno della propria identità il gesto, l’odore e il sapore legati al tabacco e crede di “gestirlo” mentre ne diventa schiavo. Spesso i dipendenti da nicotina più incalliti sono persone che soffrono di base di disturbi ansiosi o depressivi e si illudono che la sigaretta plachi l’angoscia e li renda più forti. Tale convinzione alimenta il circolo vizioso già insito nell’effetto della nicotina sul sistema nervoso. Solo dopo aver smesso per qualche giorno queste persone si accorgono di quanto il fumare aggravi una preesistente condizione psicologica disfunzionale e maturano la consapevolezza necessaria a superare le problematiche letteralmente offuscate dalla compulsione da sigaretta.

Le risorse per smettere. Smettere è un percorso per prove ed errori, ma si può smettere rapidamente e facilmente per riguadagnare benessere perduto sia sul piano fisico che psicologico. Il primo passo da compiere è documentarsi e modificare le proprie convinzioni errate sul fumare. Per farlo non serve informarsi sulle malattie dei tabagisti o leggere le statistiche da ecatombe legate alla sigaretta; occorre studiare il modo sofisticato e pervasivo con cui abbiamo imparato il falso mito che “fumare è bello, rilassante e piacevole”.
Come facciamo a ritenere che una cosa talmente tossica, che ci fa puzzare in modo ripugnante, che ingiallisce i denti e ingrigisce la pelle e che ci induce ad assumere comportamenti ridicoli sia piacevole e addirittura irrinunciabile? Ci riusciamo perché,  senza rendercene conto, abbiamo abbracciato un sistema di idee imprecise e manipolate sul significato del fumo, idee che hanno la funzione di spingerci sempre più nelle spirali della dipendenza.
Nel best-seller mondiale “E’ facile smettere di fumare se sai come farlo”, Allen Carr smonta pezzo dopo pezzo il diabolico meccanismo cognitivo instaurato dal consumo di sigarette, mettendo ordinatamente in dubbio le principali convinzioni errate che ostacolano il processo di indipendenza da nicotina. E’ una lettura utilissima anche per chi non ha ancora deciso di smettere, perché aiuta quantomeno a scoprire perché continuiamo a protrarre un comportamento così dannoso.

Su internet sono disponibili molte risorse gratuite per smettere di fumare. Segnalo il corso on-line totalmente gratuito “Respiro solo aria pura” sul sito www.smetto-di-fumare.it che contiene molte informazioni utili e una serie di esercizi basati sulla programmazione neuro-linguistica che possono davvero aiutare. E’ anche possibile trovare software per pc come Quit-counter o applicazioni per i-phone come SMOQUIT o QuitNOW, sempre gratuiti, che sostengono la persona nel suo percorso di disintossicazione e liberazione da nicotina mediante il conteggio automatico del tempo trascorso dall’ultima boccata, del denaro risparmiato e della salute riguadagnata. Nella loro semplicità questi programmi risultano estremamente utili soprattutto durante i primi giorni di astinenza.

5 rapide tappe per smettere in tre giorni, per sempre. Tieni conto che:
– dopo soli 20 minuti dall’ultima sigaretta il tuo battito cardiaco e la pressione sanguigna ritornano normali;
– dopo 8 ore i livelli d’ossigeno nel sangue ritornano nella norma;
– dopo 24 ore i polmoni cominciano a ripulirsi dal muco;
– dopo sole 48 ore dall’ultima sigaretta il tuo corpo è finalmente nicotine-free e hai già recuperato la piena funzionalità del gusto e dell’olfatto;
– dopo 72 ore il tuo respiro diventa più facile e i bronchi tornano a distendersi dando all’organismo nuova energia e vitalità.
Bastano tre giorni per liberarsi della dipendenza fisica da fumo e due settimane per consolidare e stabilizzare il risultato più importante: liberarsi da una dipendenza potenzialmente mortale, una condizione penosa che altera gravemente le funzioni fisiologiche, compromette l’umore e dissipa energia vitale e condiziona negativamente le relazioni sociali.
Chi ha provato a superare le prime tappe ha sperimentato con stupore quanto dopo soli tre giorni e in quelli seguenti, i sintomi di astinenza tanto temuti siano in realtà fastidi del tutto sopportabili e che già la mattina del terzo giorno ci si sveglia con una vitalità totalmente nuova e si comincia a capire quanto fumare fosse “stupido e disgustoso”.

[continua nei prossimi giorni]

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