Seleziona una pagina

La maschera spaventata del fidanzato ferito dalla scomparsa “inspiegabile” della convivente incinta; la maschera affranta del padre di un bimbo in procinto di nascere assassinato; la maschera patinata del barman inappuntabile di un locale milanese alla moda e la maschera tenera del bravo ragazzo che si mette a disposizione della polizia da lui stesso avvisata dell’irreperibilità della compagna. 

Quella di Alessandro Impagnatiello, l’assassino della compagna Giulia Tramontano e del loro bimbo ancora in gestazione (settimo mese), è una storia orrifica di travestimenti emozionali, di manipolazioni e di narcisismo patologico. Il barista trentenne impegnato da due anni e mezzo con la vittima, dal 2022 intratteneva una vita sentimentale parallela con una collega italoinglese che restata a propria volta incinta di Impagnatiello avrebbe abortito in tempo.

“Ho mangiato una piadina e poi l’ho uccisa”, “L’ho fatto per lo stress di intrattenere due relazioni contemporaneamente”, “Non ho provato rabbia, non ho agito per vendetta, non ho provato nulla” sono alcune delle raggelanti confessioni di Impagnatiello dopo il suo arresto preceduto da un avvicendarsi di comportamenti machiavellici e comunicazioni manipolatorie.

Per citare esempi riportati dai cronisti: svariati messaggi-depistaggio su Whatsapp a Giulia (“Torna, ti prego!”) e alla di lei famiglia, falsi indizi sui propri movimenti il giorno della scomparsa della fidanzata, menzogne dette alla propria madre, Sabrina Paulis. Sino al momento dell’incriminazione Alessandro l’avrebbe ripetutamente rassicurata di essere estraneo ai fatti.

Anche per questo la madre dell’assassino ha gridato al mostro ai microfoni del TG1, stravolta dalla scoperta che il figlio amato sia forse nient’altro che la controfigura presentabile di un narcisista psicopatico. O comunque, una delle tante versioni che Alessandro Impagnatiello ha dato di sé stesso, adattandole in base alle persone e ai contesti per ottenere il massimo col minimo sforzo possibile. 

Le indagini sull’assassino di Giulia disegnano una personalità paragonabile a un mosaico di maschere inquietanti e contraddittorie. Alessandro al lavoro scintilla sicuro di sé dietro il banco dell’Armani Bamboo, ma poi ruba dalla cassa del locale e risulta inaffidabile, e per questo alcuni colleghi lo chiamano “il lurido”. Allo stesso modo nella vita personale Impagnatiello si destreggia tra due fidanzate come un ragno volante su più ragnatele. Nega all’una l’esistenza dell’altra e arriva persino a falsificare un test del dna per convincere l’amante di essere estraneo alla gravidanza di Giulia. La rigidità e l’articolazione crescenti degli schemi narcisistici spinge il ragazzo a scelte sempre più azzardate, a mentire in modo talmente estremo da venire alla fine scoperto dalle due donne. 

E qui finisce drasticamente il piacere perverso di credersi al di sopra di tutto, di piegare la realtà e gli altri al proprio potere, possesso e volontà. Così, soprattutto, fallisce miseramente la struttura narcisistica, che va in pezzi come una vetrata e svela un mostro umano che pretende vendetta. Una volta visto e umiliato, Alessandro deve uccidere chi ha osato frantumare il suo specchio per riaffermare in extremis il proprio dominio e negare, cancellandola, la soggettività dell’altro.

“Quanto fai schifo alla razza umana”; “Hai fallito nella vita due figli con due madri diverse. Che tu possa affogare nella m… che ti crei da solo”. Gli ultimi messaggio di Giulia ad Alessandro sono come un sassi che scagliati contro l’impalcatura psicopatologica del fidanzato. Il crollo narcisistico che seguirà poche ore dopo travolgerà spietatamente Giulia e Thiago (il bimbo nel suo grembo) e poi tutto e tutti. I familiari, gli amici, i vicini di casa, i colleghi di lavoro, gli investigatori, chiunque segua la storia di questa uccisione avverte la una spirale di malvagità che si propaga giorno dopo giorno mentre la verità affiora.

Quella di Giulia è la storia di una vittima imprigionata nel gioco di un narcisista psicopatico grave, un crimine che sconvolge per la brutalità e la freddezza di Alessandro, che cancella anche la vita del proprio figlio e poi manipola per giorni spergiurando la propria innocenza.

Chi conosce e studia le conseguenze e gli schemi del narcisismo in amore non può ignorare le peculiarità delle ridondanze tipiche del narcisista insano e della dipendenza affettiva in cui soggioga le proprie partner che, come purtroppo può essere accaduto a Giulia, sottostimano la distruttività dell’altro e accettano di rincontrarlo un’ultima volta per sfogarsi o per chiarirsi nella pretesa di una “Verità” che verrà loro sempre negata persino fino alla morte.

Inoltre è importante considerare che per ogni aggressione fisica o femminicidio ad opera di un narcisista psicopatico o malvagio sono centinaia le violenze morali e i traumi affettivi inferti quotidianamente all’interno di rapporti “amorosi” tra narcisisti e vittime. Queste molestie di velluto, chiamiamole eufemisticamente così, sono le più frequenti e anche se non culminano mai nell’attacco al corpo o alla vita possono determinare una sofferenza acuta e debilitante sino allo sviluppo di sindromi psicopatologiche nella vittima.

Per questo è urgentissimo invitare la popolazione a conoscere questi temi e aiutarle a lasciarsi aiutare prima che le dinamiche del narcisismo in una relazione sentimentale si cronicizzino, ricadendo anche sui figli. Chiedere l’aiuto di psicologi e psicoterapeuti esperti, acquistare o ricevere in dono un libro su queste tematiche se si è in difficoltà, consultare articoli e risorse online può letteralmente salvare la vita.

Enrico Maria Secci
Riproduzione riservata