Il narcisismo e la (dis)informazione in Rete

Il narcisismo e la (dis)informazione in Rete

31 Agosto 2022 0 Di Enrico Maria Secci

La divulgazione dei pericoli implicati nella relazione con individui dai tratti narcisistici disfunzionali e la diffusione del concetto di dipendenza affettiva come disturbo clinico stanno senza dubbio contribuendo a salvare molte persone da rapporti lesivi del loro equilibrio psicologico, quando non letteralmente letali, come ogni giorno apprendiamo dalla cronaca nera.

Tuttavia, aprire il vaso di Pandora delle cosiddette “relazioni tossiche” sta generando una confusione notevole e pericolosa in Rete, dove è facile trovare informazioni parziali, de-contestualizzate e fuorvianti. La parola “narcisismo” sta erroneamente diventando una parolaccia, un insulto e una condanna.

Stigmatizzati come nemici, come carnefici, psicopatici sentimentali  i “narcisisti” rischiano di diventare le nuove streghe in un’era d’Inquisizione Tecnologica e “giustiziati” in massa come gli eretici dell’amore, psicopatici e gli untori sentimentali del nostro tempo.

La radicalizzazione dell’odio per il narcisismo è fomentata dalla rabbia delle vittime che oggi possono denunciare, indignarsi, rendere pubblico il loro tormento. È un loro diritto e una conquista perché i forum su questi temi contribuiscono ad alleviare il senso di alienazione, d’ingiustizia e di solitudine che caratterizzano le storie di dipendenza affettiva quando il o la partner presentano tratti disfunzionali di narcisismo.

Ma come psicoterapeuta credo che mettere alla gogna chi vive il dramma del narcisismo, “mostrificare” chi ne è affetto e prigioniero, non possa che esasperare il dibattito su questo tema e banalizzarlo nella tragica semplificazione della dinamica vittima-carnefice. Non si sottolinea a sufficienza che le persone con tratti narcisistici marcati e insani sono spesso esseri umani sopravvissuti a traumi emotivi, ad abusi fisici e sessuali e/o a trascuratezza grave spesso nei primi anni di vita.

I narcisisti patologici portano addosso ferite emotive brutali e perciò sono incapaci di comprendere a pieno quanto i loro comportamenti possano urticare, ledere o spezzare i cuori altrui. L’intenzionalità, la crudeltà e il sadismo che vengono erroneamente attribuiti al narcisismo riguardano in realtà una limitata sotto-categoria che, oltre al narcisismo presenta tratti di machiavellismo e di psicopatia. Narcisismo, machiavellismo e psicopatia sono chiamati la Triade Oscura e, se presenti contemporaneamente possono ingenerare condotte malvage e distruttive.  

Dunque, il narcisismo patologico non va confuso con il narcisismo maligno, né con la psicopatia. Quelli che vessano, perseguitano, maltrattano e uccidono le proprie “vittime” rappresentano l’espressione apicale del disturbo narcisistico di personalità, che si esprime in un continuum da narcisismo “sano” a “maligno” passando per molte gradazioni curabili e limitatamente patologizzanti, a meno che, come spesso succede, anche la vittima non perpetri schemi di auto-sacrificio e si annulli nella relazione, aggravando così la propria condizione e quella della/del partner disfunzionale.

In Rete è facilissimo trovare informazioni inesatte e pretestuose a riguardo che possono ingenerare estrema confusione, come tipizzazioni dei “narcisi” in stile lombrosiano, categorie che stabiliscono correlazioni tra alcune caratteristiche somatiche il questo disturbo di personalità. Si tratta di letture approssimative dell’opera di Lowen (autore del famoso libro “Il narcisismo. L’identità rinnegata” (1983), aberrata come una sorta di “zodiaco” narcisistico.

C’è poi l’evocazione del “vampirismo energetico”, che travisa la metafora junghiana e l’archetipo del vampiro, e trasforma i narcisi in demoni sanguinari. O, ancora, lunghi post che limitano la terapia della dipendenza affettiva al “no contact”, come se bastasse a dirimere il dolore profondo e traumatizzante della dipendenza affettiva.

Provocatoriamente dico che siamo in odore di “razzismo psicologico” e considero l’evidenza che l’odio non ha mai curato nulla e nessuno, ma ha solo suppurato ferite e portato alla disfatta a tutti i livelli del funzionamento umano, dal micro al macro: individuo, coppia, piccolo gruppo, collettivi, società, nazioni, mondo.

Criminalizzare i narcisisti non è un’opzione da un punto di vista psicoterapeutico. Non è utile a chi ha sofferto o soffre, perché può ostacolare l’elaborazione dei propri nodi, quelle dinamiche e quei processi individuali responsabili della collusione, della resa e della sottomissione a una relazione malata. Non è utile per i cosiddetti “narcisisti”, perché sentirsi additati come sub-umani e passati d’ufficio al rogo sfavorisce decisamente la presa di coscienza di avere un problema e limita la possibilità di chiedere aiuto.

Non sarà certo “processare” il nemico a salvarci dalle nostre ferite, né sferzare anatemi sulla sua personalità ci avvicinerà al cambiamento. Piuttosto che stigmatizzare i narcisisti patologici, lasciamo loro la speranza della cura e ammettiamo a noi stessi che ci siamo “incastrati”, anche perché ‘narcisisticamente’ volevamo guarirli. E interroghiamoci su questo problema, e altri che ci riguardano, lasciando che il/la partner trovino il sostegno specializzato di cui hanno bisogno.

Integrazione ed equilibrio sono le parole-chiave per risolvere l’enigma di una relazione tossica con un/una narcisista. 

Questo è il compito dei terapeuti, un compito complesso e soverchiante che richiede una formazione intensiva, profonda e multi-modello. Si tratta di un impegno fatto di clinica, di ricerca, di esperienza e di sistematizzazione, un impegno che richiede devozione, passione e l’accortezza del non-giudizio. Perché il giudizio conduce a focalizzarsi e rinfocolare i problemi, mentre gli psicoterapeuti – dal mio punto di vista – hanno l’obbligo di concentrarsi sulle soluzioni e non di rigirare, come si dice, il coltello nella piaga e limitarsi a “etichettare” con piglio psicodiagnostico chi sia narcisista e chi no, chi vittima e chi carnefice, chi “vampiro” e chi giugulare virginale, innocentemente offertasi al “massacro”.

Riconoscere il narcisismo come patologia non significa in alcun modo giustificare la sofferenza che questi soggetti infliggono ai loro partner, talvolta sino al punto da provocare una sindrome clinica. Riconoscere il narcisismo come psico-patologia rappresenta, invece, un’opportunità per le vittime di realizzare la circolarità viziosa instaurata col narciso e imparare sottrarsi attivamente dalla sua influenza. Suggerisco alle persone interessate al tema del narcisismo di utilizzare la Rete per trarre solo degli spunti e approfondire con la lettura di libri specialistici considerando con estrema cautela siti e pagine social che anziché informare correttamente tendono al proselitismo.

Enrico Maria Secci