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“Empatia” è una parola in parte fraintesa e utilizzata in modo improprio. Questo termine assume una rilevanza particolare per tutti coloro che orbitano attorno a dei narcisisti: nella relazione con questi affascinanti, emotivamente “urticanti”, megalomani, dare e ricevere empatia può risultare molto difficile.

Ma cos’è esattamente l’empatia? Può essere appresa? Ha un valore reale? Non è semplicemente un sinonimo di “compassione”? Com’è possibile provare empatia per un/a narcisista? Quest’ultimo/a è in grado di mettersi nei panni di un’altra persona?

Oggi, il fenomeno dell’empatia è al centro dell’analisi condotta da alcuni dei più grandi pensatori ed esperti di comunicazione (tra cui giornalisti, psicologi, ricercatori, analisti politici, antropologi e celebri scrittori): dagli studi suoi neuroni specchio a quelli sulla coscienza morale, i tentativi di spiegare l’eziologia, l’agenzia e l’utilità della compassione sono molteplici.

Molti esperti in ambito clinico concordano sul fatto che uno sviluppo sano in età adulta dipende dalla capacità del genitore/caregiver di offrire al bambino una “connessione emotiva sintonizzata” e amore incondizionato. Quando questo bisogno non viene adeguatamente soddisfatto durante l’infanzia, la sensazione del bambino di essere incompreso, invisibile, insignificante, solo, persino disprezzato, può causare una dolorosa interiorizzazione di temi negativi rispetto al Sé e portare allo sviluppo di pattern di auto-sabotaggio nel corso della vita.

Il bisogno di essere visti, di sentirsi compresi, è un bisogno umano altamente sottovalutato, nonostante costituisca probabilmente uno degli elementi più potenti e necessari alla base di uno sviluppo sano in età adulta e della creazione di una consapevolezza empatica. Essere empatici significa entrare in uno stato di comprensione (non necessariamente essendo d’accordo con l’altro): è uno stato in cui andiamo ad assemblare un’immagine, una storia che ci aiuta a “sentire”, a “esperire” il mondo interiore di un’altra persona.

Da un punto di vista emotivo, intellettuale e fisico, ci sforziamo di dare significato a ciò che vediamo, sentiamo ed esperiamo, che si tratti del protagonista di un film, della persona amata di fronte a noi, oppure della nostra immagine allo specchio. Tale sensibilità a livello sensoriale lascia spazio alla chiarezza e alla verità, sgravando l’individuo del peso di responsabilità che non gli appartengono, del senso di colpa, della rabbia tossica, della vergogna e dell’impotenza. La saggezza di una mente empaticamente sintonizzata può offrire sollievo a livello emotivo, eliminando i meccanismi dell’auto-colpevolizzazione e focalizzandosi, invece, su una gestione efficace del confronto, sulla definizione di limiti e sulla trasformazione personale; a volte (ma non sempre), spinge persino l’individuo verso la compassione, la tolleranza, l’accettazione e il perdono.

(Fonte: ISC, Formazione in Psicologia e Psicoterapia)

Il 6|7 maggio si terrà online il Congresso Internazionale sul Narcisismo.

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