I narcisisti perversi e le unioni impossibili

I narcisisti perversi e le unioni impossibili

17 Luglio 2021 0 Di Enrico Maria Secci

Chiami e non risponde. Non richiama, o richiama quando vuole. Mandi sms che sembrano perdersi nei meandri di un’imprevedibilità machiavellica poi, dopo ore o giorni, giungono repliche insipide e telegrafiche. Dimostra insensibilità, gelo e sincero disappunto alla minima richiesta di impegnarsi nel rapporto. È capace di “slanci” travolgenti, ma durano quella mezz’ora che “fate l’amore” o giù di lì. Poi di nuovo comunicazioni criptiche, incostanti e confusive si mescolano a silenzi sempre più aridi. E se sei così audace da andare avanti, se anziché interrompere urgentemente e definitivamente il rapporto prosegui, arriva tutto il resto: la svalutazione, l’aggressività, la costante sensazione di precarietà e di pericolo, la gelosia patologica, la disperazione dell’inseguimento e della derisione. Questi i fenomeni tipici della relazione con un narcisista perverso, un uomo che, spesso al di là della propria consapevolezza, agisce in modo distruttivo e spinge la partner (o il partner) nella spirale della dipendenza affettiva.

Controllo e disimpegno. Nel campo delle dipendenze relazionali il concetto di “narcisista perverso” non descrive una patologia della personalità, disturbo che è clinicamente rilevabile in pochissimi casi, ma una modalità di costruire rapporti sentimentali all’insegna del controllo del partner e del disimpegno dal rapporto. Ciò vuol dire che il narcisista perverso non può essere considerato un soggetto patologico, è semplicemente un individuo che adotta strategie congruenti col proprio obiettivo di base: alimentare la sicurezza di sé con un investimento minimo e a scapito dell’altro. Rispetto alle sue “vittime”, che ricercano una relazione amorosa intensa e durevole, il narcisista nutre indifferenza e, se sollecitato al confronto, può avere reazioni di fastidio, prevaricazione e violenza. Dal proprio punto di vista privo di empatia il narcisista perverso non può comprendere a pieno le esigenze dell’altro e vive le sue richieste come indebite e illegittime. Fare lo sforzo di capire e di ascoltare lo metterebbe nella sgradevole posizione di rinunciare al controllo, alla supremazia e alle decisionalità sulla partner. Per questo chi si ostina nella relazione con un narcisista perverso non ha alcuna speranza di riuscita e, senza accorgersene, si sta impegnando in un atto auto-lesionista e sterile. Nessuna azione, nessuna persuasione, nessun sacrificio, cambiamento o manipolazione muterà il narcisista perverso in un Principe Azzurro. Eppure l’ossessione che avviluppa le vittime e che le tiene soggiogate è l’idea di essere sostituite da donne più belle e più capaci di farsi amare; credono di essere responsabili decomportamenti vessatori del partner e si auto-attribuiscono la sua incapacità affettiva.

Oggettivazione e intercambiabilità. Il “gioco psicologico” del narcisista perverso si regge sul principio dell’oggettivazione o reificazione, ovvero sul trasformare le persone in “cose”. Ne considera il peso, la statura, le misure, i colori, pondera le frasi e gli atteggiamenti e manifesta rabbia ogni qualvolta le caratteristiche osservate risultino difformi dal modello ideale che funge da parametro indiscutibile. Così, per il narcisista perverso nulla basta: la forma fisica è sempre insufficiente, i vestiti son sbagliati, sbagliati il tono di voce, le amicizie, le proposte, gli orari … il presente, il passato della partner … All’inizio della relazione l’irrequietezza e l’intolleranza del narcisista perverso possono rimanere nascoste. Per tutelare un’immagine positiva e buona di sé tende a tacere, si limita a sparire dopo avere accusato l’altra/o di inadeguatezza. Man mano che il rapporto prosegue, il narcisista perverso conquista spazi di manovra sempre più ampi e sottopone la partner a conflitti o umiliazioni di intensità crescente, come a voler misurare il proprio potere. Le reazioni disperate della vittima lo rassicurano e lo gratificano. A tratti può commuoversi per lo stato di prostrazione in cui riduce la compagna e cercare di “rimediare” con qualche coccola e promesse di cambiamento. Queste condotte riparatorie non fanno che confondere la partner e alimentare la sua dipendenza perché fomentano l’illusione amorosa…

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