Selvaggia Lucarelli e i negazionisti della dipendenza affettiva

Selvaggia Lucarelli e i negazionisti della dipendenza affettiva

29 Marzo 2021 2 Di Enrico Maria Secci

“Ginnasiale rincoglionita”. Questo il giudizio insultante con cui Vittorio Feltri dalle pagine del suo quotidiano bolla la giornalista e blogger Selvaggia Lucarelli rea di aver raccontato sul web la propria drammatica esperienza di dipendenza affettiva.

Nell’editoriale di “Libero”, il direttore ridicolizza la Lucarelli per le sue affermazioni sulla dipendenza affettiva, che giudica “eccessive” e, acidamente, intima alla collega di “non parlarne troppo in giro” per evitare di dilapidare la propria credibilità.

Il podcast di Selvaggia Lucarelli. L’articolo di Feltri su “Proprio a me”, il podcast sulla dipendenza affettiva varato il 23 marzo su ChoraMedia con la testimonianza straziante e coraggiosa di Selvaggia Lucarelli, è un’accozzaglia di luoghi comuni, d’ignoranza, di machismo e di misogina inaccettabile.

Come psicoterapeuta e autore in prima linea da vent’anni nella ricerca sulle dipendenze affettive, trovo pericoloso e fuorviante che si metta in dubbio in modo così squallido e sferzante l’esistenza di una patologia, la dipendenza relazionale, una disfunzione affettiva studiata da decenni in ambito accademico e scientifico.  

Anche se Feltri lo ignora e la butta in caciara rendendosi inconsapevolmente grottesco, la dipendenza affettiva è un disturbo specifico, grave e invalidante per il quale esistono protocolli clinici in continua evoluzione, perché le dipendenze affettive hanno superato da molto tempo livelli pandemici. Si guardi solo alla punta dell’iceberg, alla vetta agghiacciante ed estrema dei femminicidi.

Sulle dipendenze affettive esiste una letteratura scientifica ampia e consolidata, una letteratura che i giornalisti seri conoscono, devo dire, per esperienza personale grazie a tante collaborazioni editoriali e interviste. Una letteratura specialistica evidentemente sconosciuta ad alcuni editorialisti, meritevoli di un cappello dell’Asino e di andare dietro la lavagna a studiare psicologia, o almeno a scoprire il valore universale dell’empatia.

Dunque penso che “Libero” e altri quotidiani, anziché pubblicare invettive arbitrarie contro la Lucarelli e negare la dipendenza relazionale, potrebbero impegnarsi in articoli di psico-informazione vera!

L’attacco del direttore di “Libero” assume le proporzioni della delazione delirante per chiunque ascolti il podcast in questione. Infatti, il racconto di Selvaggia Lucarelli sulle dinamiche psicopatologiche della dipendenza affettiva è preciso come una radiografia, la radiografia di una psiche ammalata da e con un narcisista perverso.

La prima puntata di “Proprio a me” evidenzia i giochi psicologici nella relazione con un narcisista perverso e racconta con lancinante lucidità tutti i sintomi e le conseguenze cliniche, interpersonali, lavorative e sociali della dipendenza affettiva.

Dal punto di vista clinico, il fatto che la vittima sia una persona affermata, pubblicamente riconosciuta come forte, carismatica e persino impavida ha molto significato, perché attraverso la voce del “personaggio” Selvaggia Lucarelli si propaga ad ampio raggio un messaggio che gli psicologi lanciano insistentemente dai propri studi e dipartimenti: la dipendenza affettiva, come ogni altra dipendenza, può colpire tutti (uomini e donne, sia ben inteso) e in qualunque momento del ciclo di vita.

Il coraggio e la lungimiranza della giornalista di “Proprio a me” ha impressionato e ha già aiutato decine di migliaia di persone che ogni giorno vivono, direttamente o indirettamente, il dramma del legame con un/una partner narcisista, ma ha paradossalmente catalizzato improperi sessisti e misogini sui social contro l’autrice e ha catalizzato altri strali “griffati”, come l’articolo di Stefano Cappellini su La Repubblica.

“Il Me too anti-stronzi”.  Il pezzo di Cappellini, penosamente intitolato “Donne, è arrivato il Me too anti stronzi”, liquida il podcast “Proprio a me” come la mera cronaca di relazioni Tira-e-molla, e degrada la Lucarelli a un’impacciata e lamentosa Bridget Jones. Una banalizzazione così grave e greve, sprezzante, ma soprattutto disinformata su un giornale come La Repubblica necessiterebbe di un’urgente rettifica.

Lo stigma sulle vittime. Il sarcasmo gratuito, ignorante e patetico di Cappellini, al pari di Feltri, rappresentano sul piano mediatico la stigmatizzazione reale vissuta ogni giorno da chi si ammala di dipendenza affettiva. Per questo si tratta di articoli umanamente esecrabili e da un punto di vista scientifico, ovviamente, valgono meno di zero.

Chi si perde nelle maglie avviluppanti di una relazione tossica, infatti, viene spesso accusato di debolezza o di stupidità e, via via, impara a tacere e a nascondere il dolore, per evitare le stesse mazzate che gli editorialisti oggi sferrano con miope sadismo su Selvaggia Lucarelli.

“Sei pazza”, “Sei stupida”, “Sei un’esagerata”, “Non fare la stronza”, “Sei una psicopatica”. Ecco le insegne mortifere della comunicazione narcisistica nella dipendenza affettiva. Eccole, in filigrana grossolana, sulle pagine di giornali importanti, sferzate contro una donna e una scrittrice che osa raccontare la follia e la perdizione di una dipendenza senza droga, che è un buco vero nelle vene del cuore. E le conseguenze non sono diverse da quelle, ben note, dell’abuso di sostanze.

Come testimonia Selvaggia Lucarelli, la dipendenza affettiva compromette da prima l’equilibrio emotivo, poi erode la salute psichica, comporta sintomi fisici e, molto presto, compromette implacabilmente la capacità sociale e lavorativa della “vittima”.

Con buona pace dei Feltri e dei Cappellini di turno, i cui editoriali alimentano le deiezioni tossiche degli webidioti contro Selvaggia Lucarelli, la dipendenza affettiva esiste ed è un problema serio, una patologia vera che richiede un aiuto professionale, forte e strutturato.

Per aiutare le vittime di relazioni tossiche e del narcisismo patologico esistono studi, ricerche, libri, modalità, strategie e protocolli psicoterapeutici, ma i negazionisti della dipendenza affettiva evidentemente non lo sanno, eppure scrivono su “Libero” e su “Repubblica”.

Sempre la solita storia tossica. Come essere umano, oltre che come psicoterapeuta, sono profondamente solidale con Selvaggia Lucarelli, perché da vent’anni sento la sua storia in un’eco insopportabile e abbacinante. Una storia che è sempre la stessa, e che “Proprio a me” racconta in modo perfetto, prototipico.

Nel mio lavoro di psicologo e psicoterapeuta, da vent’anni riconosco nella stigmatizzazione delle vittime del narcisismo patologico un forte fattore di stagnazione o peggioramento clinico ed esistenziale delle vittime, per questo disapprovo fortemente i pareri di Feltri, Capellini e tutto il resto, e sollecito tutti questi negazionisti della dipendenza affettiva ad aprire un libro, ogni tanto. Meglio se un saggio di psicologia, non è mica difficile trovarlo.

E non mi parrebbe affatto strano se i vari e assortiti stalker del podcast di Selvaggia Lucarelli, facendosi una cultura sul narcisismo patologico, dovessero accorgersi che la questione li riguardi troppo da vicino per non tapparsi la bocca. E magari andare umilmente in psicoterapia, prima di ferire altre persone …

Enrico Maria Secci
© Riproduzione riservata