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L’isolamento collettivo dovuto al coronavirus ha influito negativamente sull’equilibrio psicologico della popolazione, senza distinzione di età, sesso, etnia e livello socio-culturale. Infatti, anche le persone più sane e funzionali sotto il profilo psichico hanno reagito con paura, angoscia, tristezza, inquietudine, aggressività e incertezza al dramma della pandemia e al confino domiciliare. Ne deriva che una risposta emozionale piatta, fredda, neutrale e del tutto asintomatica possa rivelare un disturbo psicologico sottostante e, di solito, pre-esistente al trauma da stress da isolamento prolungato.

I narcisisti di Stato nella pandemia. Soggetti con tratti patologici di narcisismo, o con un quadro di personalità narcisistico disfunzionale hanno tipicamente ignorato, banalizzato e negato il pericolo planetario rappresentato dal virus. All’inizio della catastrofe, i narcisisti perversi hanno dileggiato chiunque prendesse sul serio l’emergenza e compiuto scelte irresponsabili, istigando anche gli altri ad adottarle in totale spregio della realtà e delle prime evidenze epidemiologiche.

Purtroppo, quando il narcisista perverso capeggia un’azienda, un partito politico o, peggio che mai, è un capo di Stato la sua propensione alla negazione, all’arroganza e la sua totale assenza di empatia determinano autentiche stragi. Un esempio per tutti, la tracotanza narcisistica di Johnson nel Regno Unito e di Trump negli USA è costata e costerà centinaia di migliaia di vite umane, e trasformerà in un inferno l’esistenza dei sopravvissuti al contagio, per via del crollo economico dovuto alla negazione del contagio.

In narcisisti in coppia e in famiglia durante il lockdown. Voglio riportare l’attenzione dal livello politico (macro) al livello sociale e interpersonale (micro), perché i deliri, le trascuratezze e gli abusi degli statisti patologicamente narcisi avvengono nella vita quotidiana dei narcisisti perversi comuni, nella “semplicità” di una relazione coppia, entro i perimetri ritenuti falsamente protettivi del fidanzamento, del matrimonio e della famiglia.

Propensione alla negazione, arroganza e deficit dell’empatia sembrano caratterizzare i narcisisti di ambo i sessi in ogni contesto e rispetto ad ogni possibile problema. Rispetto al Covid-19, la tipica posizione del/della narcisista patologico/a è stata il menefreghismo. L’atteggiamento ilare, volatile eppure pesantemente svalutante dei narcisisti perversi ha ferito chiunque osasse dichiarare emozioni coerenti con la minaccia del virus.

Le rudimentali strategie del narcisista a ridosso della quarantena. “Sei un’esagerata/o!”; “Si tratta di una bufala, oppure è un complotto!”; “Sei banale, come tutti quelli che hanno paura di una stupida influenza”, ecc. Queste le (rudimentali) strategie del narcisista perverso nella fase pre-quarantena. Strategie inconsciamente mirate a sottolineare una propria supremazia emozionale inventata e finalizzate a instillare negli altri un senso di inferiorità e d’inadeguatezza. 

Narcisisti in quarantena. Passato il primo periodo di lockdown e viste le statistiche da ecatombe, anche il più impenitente dei narcisisti -Presidenti compresi- ha dovuto esaminare la realtà e riconoscere l’impellenza assoluta della quarantena e del distanziamento interpersonale, che per ora restano le uniche armi contro il virus. Ma la struttura narcisistica, quando non  nega i problemi li distorce, tende a cogliere soltanto gli aspetti cognitivi di una situazione e continua a non provare emozioni, ma solo fastidio per le regole e per le restrizioni.

Dunque, i narcisisti perversi hanno trascorso la quarantena come se le norme riguardassero gli altri, e si sono sottratti di continuo all’isolamento, facendo leva sull’ascendente di cui godono sulle “vittime” per combinare incontri infuocati e “riappacificazioni” tattiche come antidoto alla noia, e non certo in virtù di uno slancio affettivo. Perché sfuggire alla noia che opprime il/la narcisista patologico/o è la sola motivazione di ogni sua scelta.

Per quanto ne so, i lunghi mesi d’isolamento sono stati per i narcisi insani come una sterminata e fruttuosa riserva di caccia, anche grazie alla clausura che ha convogliato un’infinità di prede potenziali nelle strettoie del virtuale (siti per cuori solitari, social-network, Whatsapp), rendendole più vulnerabili.

In questo quadro generale mi dispiace constatare che, ancora una volta, il pericolo maggiore riguarda chi abbia incautamente ceduto (di nuovo o per la prima volta) alle lusinghe, alle menzogne e alle politiche manipolatorie e mortifere del/della narcisista perverso di turno. Ancora una volta, chi raccoglierà i cocci e pagherà il danno saranno le persone di ambo i sessi avviluppate nelle spirali di fumo dei giochi dei narcisi.

Per questo, è fondamentale che le potenziali vittime sappiano sottrarsi quanto prima e il maggior numero di persone acquisisca informazioni e strumenti per mettere in salvo se stesse e i propri cari dalle conseguenze devastanti della dipendenza affettiva da un/una narcisista.

Enrico Maria Secci
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