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Per contrastare l’epidemia il Governo italiano ha imposto dal 9 marzo il blocco della quasi totalità delle attività produttive e ristretto la nostra quotidianità al perimetro di un appartamento. Anche se inevitabile, una quarantena tanto prolungata potrebbe sortire effetti nefasti per una parte della popolazione, sia sul piano economico e occupazionale, che sotto il profilo dell’equilibrio psicologico.

Gli effetti psicologici e relazionali dell’isolamento. Infatti, il confino domiciliare ha bloccato le attività produttive, ma non ha paralizzato i processi emotivi e relazionali che favoriscono o condizionano negativamente la salute mentale.

Il ritiro forzato anti-Covid19 può aggravare precedenti difficoltà emozionali e/o interpersonali, o contribuire in modo significativo al peggioramento della condizione psico-fisica anche di persone che prima dell’epidemia godevano di un buon equilibrio.

I 5 Psico-traumi da Isolamento prolungato. Tra i fattori traumatici implicati nella quarantena, cinque, a mio avviso, la rendono un’esperienza gravemente stressante:

  1. la subitaneità shoccante con cui si è resa necessaria;
  2. l’impossibilità repentina e prolungata di incontrare le persone care non conviventi;
  3. lo stato di costante incertezza in cui siamo precipitati, letteralmente dal mattino alla sera;
  4. la convivenza forzata;
  5. il disturbo dell’adattamento.

Il quarto fattore: la convivenza forzata. Un fattore traumatizzante frequente, ma quasi ignorato tra le conseguenze delle misure anti-Covid è la convivenza forzata con partner, familiari o coinquilini con cui già prima del lockdown serpeggiava l’aria del distacco, della separazione o del divorzio.

Come psicoterapeuta ritengo che, a livello psicologico e psicosociale, le conseguenze del Coronavirus saranno tanto più complesse quanto più, prima della pandemia, coppie o famiglie registravano conflittualità significative. I dissidi e le crisi di coppia attivi a ridosso della quarantena saranno esasperati dalla coabitazione obbligata. Più si allungano i tempi dello sblocco almeno parziale dell’isolamento, maggiore è la possibilità di infliggere a centinaia di migliaia di persone, coppie e famiglie un’incarcerazione kafkiana e pluri-traumatizzante.

Ma il danno relazione di una detenzione domiciliare così rigida colpirà probabilmente anche le coppie integre e quelle in formazione. Per i partner, sposati o meno, per le coppie di fatto o composte da amici conviventi in crisi, e per le persone che progettavano una coabitazione, il lockdown può essere esperito un autentico sequestro emotivo, uno shock.  

Il quinto fattore: il disturbo da adattamento. La psicodiagnostica internazionale riconosce come “Disturbo da adattamento” una costellazione di sintomi fisici, emotivi, cognitivi e relazionali osservati nella popolazione in occorrenza di eventi inattesi e sconvolgenti:

  • Disregolazione dell’umore
  • Disturbi del sonno
  • Disturbi nutrizionali (ipo/iperfagia)
  • Disregolazione degli impulsi
  • Abuso di sostanze con rischio dipendenza
  • Abuso di Internet e social-network con rischio dipendenza
  • Abuso di pornografia online con rischio dipendenza
  • Abuso di shopping online con rischio dipendenza
  • Astenia (stanchezza)
  • Apatia (disinteresse)
  • Timore di svolgere attività considerate precedentemente piacevoli o normali
  • Tendenza a compiere azioni ripetitive
  • Ideazione ossessiva sul virus e sulle modalità di contagio
  • Rifiuto conscio e inconscio a tornare a situazioni precedenti

Dopo il lockdown da Coronavirus, il disturbo dell’adattamento potrebbe assumerà proporzioni immani e imprevedibili e colpire senza distinzioni di età, sesso, livello sociale, economico e culturale, con gravità maggiore, come sempre accade purtroppo, per i soggetti già svantaggiati prima della pandemia.

Il disturbo dell’adattamento si aggiungerà alla pletora di effetti psicologici drammatici che è lecito aspettarsi e per combattere i quali il sistema sanitario nazionale è ancor meno preparato che nell’affrontare l’infezione da Covid-19. S’imporrà una mobilitazione senza precendenti dei professionisti della salute mentale e la messa a punto di modalità di trattamento specifici per combattere una pandemia che si prospetta più lunga e insidiosa, quella contro la depressione di massa e l’infelicità interpersonale.

Enrico Maria Secci
*Riproduzione riservata