La pandemia dei disturbi psicologici e relazionali dopo il lockdown

La pandemia dei disturbi psicologici e relazionali dopo il lockdown

20 Aprile 2020 1 Di Enrico Maria Secci

Il lockdown dovuto al Coronavirus è destinato a stravolgere la nostra visione di noi stessi, degli altri e del mondo.

Anche quando la curva del contagio finalmente precipiterà dopo il plateau in corso, gli effetti traumatici del coronavirus, della paura, dell’insicurezza e della morte che ha disseminato, purtroppo, non si attenueranno. Anzi, l’effetto-domino sull’economia di un isolamento ormai bimestrale, fonda presupposti tali per cui all’azzerarsi dei contagi e al calare dei decessi da Covid-19 corrisponderà certamente un’impennata senza precedenti del disagio psicologico e sociale.

Una volta ammortizzata l’emergenza medica, l’onda lunga dell’infezione si propagherà ai danni della salute mentale collettiva, e colpirà più duramente le persone già fragili e le loro famiglie.

La pandemia psichiatrica post-quarantena raggiungerà a breve proporzioni psichiatriche di livello emergenziale e numeri da piaga biblica. Ansia, panico, depressione, disregolazione acuta degli impulsi, psicosi, dipendenze da sostanze e comportamentali subiranno un picco diabolico, un apice straziante al quale ho la ferma impressione che le istituzioni sanitarie e i professionisti della salute siano del tutto impreparati.

L’emergenza del poi: la salute mentale. Eppure, la vera emergenza è nel futuro, perché le macherine, i guanti, i gel e i metri di distanza interpersonale non proteggono dalla depressione o dalla psicosi, ma al limite li aggravano.

L’insicurezza occupazionale ed economica disperante provocata dal virus, ha in realtà accelerato il degrado del tessuto sociale e produttivo dell’Italia, un Paese già colpito da pestilenze politiche non meno dannose e mortifere del Covid-19:

  • la burocrazia di tipo pirandelliano e di fantozziane fattezze;
  • l’arretratezza delle culture del lavoro e delle organizzazioni;
  • l’incedere inarrestabile di cialtroni fascisti e nullafacenti sulle “tribune” mediatiche;
  • l’inerzia dei soggetti tutti del Bel Paese, dal “macro” del Parlamento al micro di quei “cittadini”,una moltitudine, che anziché seguire le regole, si dilettano ad espugnarle.

Trovo che, come ogni crisi collettiva, la pandemia evidenzi ed esasperi criticità precedenti nelle relazioni tra Stato e cittadini, tra cittadini e Stato, come pure tra Sanità e pazienti, tra Istruzione e studenti (e famiglie) e così via.

Più grave è la crisi, peggiori saranno le conseguenze psicolofiche e psicolosociali a breve, a medio e a lungo termine in uno Stato in cui nessuno si fida di nessuno.

Nessun sistema, piccolo o grande, familiare, cittadino, metropolitano o politico può funzionare in mancanza di un senso di appartenenza vera e di fiducia diffusa, meno che mai se travolto da una piaga insidiosa e letale come il Covid-19.

Come psicologo e psicoterapeuta sono impressionato dall’ossessione generale per le mascherine e altri dispositivi di protezione individuale, oggetti considerati in Italia il Santo Graal anti-contagio, mentre si sottace irresponsabilmente sulla totale mancanza per le persone di dispositivi di protezione psicologica per la collettività.

Mancano linee guida, non ci sono protocolli condivisi, e, che mi risulti, mancano disposizioni per gestire lo tsunami di malattie stress-correlate che ci colpirà tra poche settimane, che avrà ripercussioni diffuse e ferali sulla salute pubblica.

Oltre che studiare soluzioni economiche, è urgentissimo coordinare un piano di sostegno emotivo, psicologico, psicoterapeutico affinché l’esperienza traumatica che stiamo vivendo nel lockdown, ridotti ad avatar falsamente sorridenti, a morti viventi nei loculi di un’App qualunque, finisca e non muti un incubo lucido nei contesti reali: strade, piazze, industrie, spiagge, scuole, università, e così via.

Credo che i tutti professionisti della salute psicologica, singolarmente e attraverso gli Ordini e le Associazioni di categoria, debbano imporsi in questa fase con estrema assertività, continuare a mettere a punto sistemi e metodi terapeutici emergenziali e richiamare società e politica a un dovere da sempre trascurato: garantire una protezione psicologica ai cittadini.

Non solo mascherine e lockdown. La “fase 2” necessiterà di consulenze psicologiche, psicoterapeutiche a tappeto. Sarebbe etico garantire un certo numero di sedute di sostegno e di terapia psicologica al maggior numero di cittadini possibile, per contenere il danno vero della pandemia in atto, quello futuro: la pandemia dei disturbi psicologici e relazionali dopo il lockdown.

Enrico Maria Secci
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