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Io non riapro. Terrò lo studio serrato finché non cesserà il fumo negli occhi di una comunicazione istituzionale confusiva, nevrotica e pericolosa.

Prima di riavviare la mia attività pretendo certezze sulle misure di sicurezza, perché rifiuto di esporre i miei pazienti, i loro familiari, me stesso e i miei cari al pericolo del contagio nel mio Studio.

Come psicologo e professionista della comunicazione, non posso ignorare le strategie abominevoli e destabilizzanti che il Governo continua a improvvisare da mesi, mentre il coronavirus dilaga e l’economia declina.

In una pandemia epocale, si pensa di riaprire le cartolerie e i negozi di abbigliamento infantile (!) anziché provare nel modo più urgente possibile a riavviare al più presto le relazioni.

Trovo osceno e irresponsabile che si continui a ignorare che col protrarsi dell’isolamento preventivo la salute mentale diventi la vera emergenza. Non le edicole, i tabacchi e altre attività commerciali.

La criticità maggiore di oggi è il divieto di incontrare e di interagire con i propri cari evidentemente sani dopo quasi sei settimane di puro confino, senza che su questo il Governo faccia riflessioni serie per interrompere il lockdown emozionale che costerà miliardi di euro, finito tutto questo.

L’epidemia psico-sociale che seguirà a quella virale sarà inarrestabile a mio avviso, se la politica persisterà sul denaro e sul lavoro (peraltro con risultati dubbi), continuando a ignorare i bisogni affettivi delle persone.

Quello che non capisco è perché i cittadini reclusi da oltre 40 giorni ormai non possono incontrare tra le pareti domestiche e, certo, con tutte le precauzioni del caso, i propri cari che hanno sopportato la stessa privazione. Esistono modi per controllare il rispetto della quarantena e sarebbe il caso di attivarli per alleviare le conseguenze di una deprivazione emotiva già insostenibile, e soprattuto immotivata.

Dall’inizio della crisi lavoro più di prima, quasi tutto il giorno per telefono (no Skype) con le persone che chiedono un sostegno urgente, mentre mantengo un contatto costante con chi, malgrado la quarantena, riesce a mantenere un equilibrio emotivo sufficiente.

Nella speranza che il Governo cominci a occuparsi dei pericoli psicologici, psicopatologici e psichiatrici della deprivazione emotiva prolungata che sta infliggendo indistintamente e senza motivazioni scientifiche, io non riaprirò la mia attività. Ma continuerò per quanto possibile a contribuire come psicoterapeuta all’elaborazione dello shock, dello stupore e del lutto portarti dal virus.

Sul blog troverete sempre risorse gratuite, ma sto lavorando molte ore ogni giorno a un progetto che potrebbe vedere a breve la luce.

Un abbraccio e forza.

ems
www.enricomariasecci.it

Psicologo Psicoterapeuta Autore – Psicologia, Narcisismo, Dipendenza Affettiva, Psicoterapia