L’isteria Coronavirus di massa e le quarantene. Trovato l’antidoto

L’isteria Coronavirus di massa e le quarantene. Trovato l’antidoto

Il coronavirus sta generando un allarme sanitario senza precedenti. La quarantena militarizzata di decine di milioni di persone è una misura imponente, un fatto storico, inedito sia per le proporzioni che per la risposta emotiva di massa al diffondersi della malattia.

Una risposta inadeguata e scomposta, già parossistica: dalla diserzione di negozi e ristoranti orientali, si è arrivati in pochi giorni alle percosse per strada di immigrati cinesi, additati come untori; dalla mascherina d’ordinanza, oggetto ormai irreperibile, all’amuchina aspersa come l’acqua santa, si è al caos nel pronto soccorso e al boicottaggio di ogni assembramento umano possibile.

Per quanto i virologi ripetano pressoché all’unisono che la mortalità del Codiv19 sia del 2% e che il virus costituisca una minaccia letale prevalentemente per soggetti anziani o immunodepressi, la paura dilaga e sta producendo conseguenze gravi e probabilmente persistenti ad ogni latitudine.

In questo senso, il crollo dell’economia è il segnale incontrovertibile di una mente collettiva già da tempo provata dal ritorno della (non)cultura malsana dell’esclusione, dell’odio e dell’alienazione. Senza discutere sulla virulenza del Codiv19, appare tanto evidente quanto inquietante che un’influenza epidemica a carico di un corpo sociale con un sistema psichico precario, può impadronirsi pandemicamente della collettività, attraverso la confusione, il sospetto e il terrore.

L’isteria di massa non riguarda il virus, ma la paura del virus travisata e distorta, paura che diventa orrore dell’altro e del contatto con l’altro. Una paura già strisciante e venefica ben prima dell’epidemia, una paura che oggi spopola e si diffonde e infetta le menti di troppi. Persone che di febbrile hanno soltanto le proprie fobie, o talvolta l’inconscio bisogno di razionalizzare il timore del contagio e della morte, e scagliarlo su altri popoli, razze, minoranze, su altri Stati e Governi.

Mi impressiona vedere le tende nei piazzali degli ospedali, i comunicati stampa sulle compagnie aeree che cancellano i voli, sulle scuole chiuse, sulle trasmissioni televisive e gli stadi a porte chiuse. Tutta questa mobilitazione per impedire il contagio del Coronavisus è importante, ma trascura l’urgenza di una profilassi sociale psicologica e psicoterapeutica nei confronti di chi nell’emergenza sanitaria convoglia psicopatologicamente una “febbre emozionale” pre-esistente al Codec19, la “febbre” relativa alla massa non numerabile di quei soggetti incline ad attribuire la propria infelicità agli altri, quali che siano.

L’Ordine Nazionale degli Psicologi ha approntato vademecum (vedi il link) per far fronte all’isteria collettiva, perché al momento le malattie che dobbiamo gestire con urgenza sono la paura, la frustrazione e l’ignoranza.

In questi termini, mentre si organizza la profilassi medica su scala mondiale, sul piano psicologico l’antidoto all’isteria di massa è già pronto, ed è il buonsenso.

Lavarsi spesso le mani, evitare al momento posti affollati, prestare attenzione a situazioni potenzialmente infettive, preservare per quanto possibile la propria quotidianità, sono alcune delle linee guida che contribuiranno a superare l’epidemia, senza permettere che il virus attacchi i neuroni … infetti il cervello, oltre ai polmoni, e che soprattutto possa diventare il cavallo di Troia di sovranisti e nazisti incipienti, vari ed eventuali.

Enrico Maria Secci
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