La decisione di cominciare una psicoterapia è preceduta da ambivalenze e timori e accompagnata da ripensamenti e procrastinazioni legati ad una rappresentazione sociale delle cure psicologiche imprecisa e alla paura, più profonda, di fidarsi e affidarsi a uno sconosciuto per sondare aree molto intime della propria vita.

Tuttavia, assistiamo a un rapido incremento della richiesta di psicoterapia anche in una società come la nostra, una società apparentemente ancora scettica e, talvolta critica, verso i trattamenti psicologici. Silenziosamente, le tecniche per la soluzione dei problemi umani stanno diventando un territorio sempre più noto e frequentato e non si tratta, come sembrerebbe, di un segnale che la società sia sempre più malata, bensì della prova che sia in atto da molte parti una trasformazione culturale positiva che promuove e persegue  la consapevolezza e il benessere esistenziale come valori.

Il successo attuale delle professioni psicologiche supera lo stigma sociale apposto su chi si rivolge alle scienze psicologiche per affrontare problemi umani. Il vecchio stereotipo della psicoterapia come “l’ultima spiaggia per i matti” barcolla, così come vacilla la convinzione pseudo-scientifica che le terapie psicologiche siano lunghe e costose, contorte e faticose. Decenni di evidenze empiriche e rigorose ricerche  smentiscono l’una e l’altra superstizione sulla psicologia.

Nella grande maggioranza dei casi, chi richiede l’aiuto di uno psicologo é mosso da un disagio di rilevanza clinica, soprattutto ansia, attacchi di panico, ipocondria, depressione. Questi pazienti arrivano dopo molti mesi, e a volte anni, di sofferenza nei quali hanno sperimentato altri tentavi terapeutici o auto-terapeutici senza risultati. Perciò, generalmente, manifestano elevata motivazione e buona propensione al cambiamento, fattori facilitano e accelerano il processo terapeutico.

Ma non sono tutte rose e fiori. Infatti, una parte della richiesta d’aiuto proviene da chi ripone nello psicologo aspettative miracolistiche e oracolari mentre un’altra nutrita schiera di pazienti, al contrario, si oppone più o meno apertamente al professionista e ai suoi metodi con un atteggiamento sfidante o, peggio, svalutante. In ambo i casi una prima parte della terapia è finalizzata alla costruzione di unalleanza paziente-terapeuta, di una relazione empatica e sintonica capace di superare le riserve iniziali e aprirecosì alla costruzione congiunta si obiettivi concreti e soluzioni efficaci.

Sempre più persone chiedono un supporto psicologico in presenza di un senso di malinconia e disequilibrio esistenziale non correlati a uno specifico quadro psicopatologico. E’ il caso di molte terapie di coppia, di problematiche legate allo stress o a eventi critici del ciclo di vita come separazioni e lutti, e disturbi nella sfera relazionale etero ed omo-sessuale. Qui la terapia ha bisogno di focalizzare con la migliore precisione possibile l’area di lavoro e i risultati realisticamente perseguibili, pena l’abbandono del paziente che, in assenza di un focus, sente di “girare a vuoto” o, peggio ancora, la trasformazione del rapporto terapeutico in una sorta di amicizia a pagamento.

 E’ importante affermare, documentare e diffondere una cultura del benessere psicologico e ampliare i confini della psicoterapia, perché questa è la richiesta di un’utenza sempre maggiore. In ambito sanitario è opinione comune che gli interventi preventivi , accurati e focali, possano arginare il rischio della patologia, e questo principio vale anche in psicoterapia. Per questo, la comunità scientifica e professionale è sempre più aperta e visibile, anche grazie a Internet, può sensibilizzare e incoraggiare all’aiuto psicologico prima che il disagio si trasformi in patologia. E tutto sarà più facile.

Enrico Maria Secci, Blog Therapy