Continua da “I vissuti dell’abbandono” (prima parte)

Paura del futuro

Una coppia strutturata e sana costruisce una quotidianità cadenzata da abitudini, piccoli rituali e progetti futuri: le coccole al risveglio, la colazione insieme, il prossimo viaggio, la casa, gli arredi, gli inviti agli amici, ecc. Quando l’amore supernova esplode distrugge in un istante ogni sicurezza e annulla la rappresentazione del futuro. Così, diventa difficile, se non impossibile, pensare al domani e l’individuo è assalito dalla paura della solitudine che gli mostra una vita arida, vuota, e azzera la percezione delle sue qualità e dei suoi valori diventati inutili perché ormai rigettati dalla persona amata.

E poi, ci sarà un’altra persona? Chi potrebbe prendersi lo scarto di un altro/a?

Ancora questo sentimento di svalutazione profondo, mortifero e mortificante, funge da amplificatore degli effetti del trauma abbandonico ingigantito dal silenzio del partner.

Dopo un amore supernova il futuro appare terrifico, perciò la “vittima” sceglie inconsciamente di annullarlo dentro di sé: non ci sarà niente, nessuno. Non si è più nulla, non si è più nessuno dopo che l’amore della tua vita ti abbandona senza riguardo e senza onore. La rottura improvvisa corrisponde a un tradimento del patto di lealtà alla base di ogni relazione adulta, sana e funzionale. Se ti abbandonano senza un perché, ti senti indegno di futuro, perdi la speranza e vorresti fermare il tempo nella convinzione che tutto sarà impossibile, ora che hai perso l’amore. Quando l’amore ti lascia senza un perché, il tempo si ferma. Assieme al tempo vuoi fermare il mondo, dimenticarlo, morire. Non c’è più futuro, e la paura del futuro corrisponde alla volontà di impedire il futuro, dato che il trauma è troppo doloroso e potrebbe moltiplicarsi con l’avanzare dei mesi.

L’imponderabile ferisce sempre i cuori, li spezza, li spaventa. La radice della paura del futuro che affligge i cuori spezzati dall’abbandono consiste nell’esaurimento della speranza. Senza speranza, il futuro cessa. Nella circostanza del distacco le “vittime” preferiscono rinunciare al “poi”, all’“oltre” l’amante supernova perché così lo tengono vivo in se stesse, anche se nel lutto. Dopo uno shock così assurdo e violento, pensano che innamorarsi non sarà più possibile.

Auto-colpevolizzazione / Vittimismo

La seconda fase emotiva dopo l’abbandono è la colpa. In assenza di elementi chiari e predittivi della rottura del legame, chi è lasciato comincia un cruento processo a se stesso. Scandaglia la storia momento per momento e si concentra su situazioni che potrebbero spiegare il perché di un rifiuto così brutale.

Nel fitto setaccio della colpevolizzazione finiscono eventi minimali: piccoli errori, lievi dimenticanze riconosciute tali anche dal partner come episodi di calo del desiderio, battute “sbagliate” e lievi incomprensioni.

Come nel gioco enigmistico “unisci i puntini”, pur di trovare un senso all’abbandono, la “vittima” perviene a una visione negativa di sé. Troppo egocentrica, troppo egoista, troppo estroversa o, viceversa, troppo introversa. Antipatica, ottusa, presuntuosa, intrattabile. Ecco le “risposte”, disfunzionali ma pur sempre risposte: l’altro non ci sopportava più perché siamo persone indegne.

Come se non bastasse, la furia inquisitoria si sposta sul corpo, indugia insultante sulle rughe, sulla forma del naso, su eventuali chili di troppo o sull’eccessiva magrezza, sull’odore della pelle. La condanna è inappellabile, lo specchio diventa nemico e il senso di bruttezza che colpisce la persona diventa tortura quotidiana, insicurezza, disistima totale.

In questa fase la mancanza del partner è atroce, un’assenza continuamente evocata dagli oggetti comprati assieme, dai vestiti, dai regali, dalle fotografie. Il letto vuoto fornisce la prova schiacciante dello sfacelo e non di rado si finisce a dormire su un divano o su una branda. Ma l’auto-punizione non finisce qui e si serve dei social network, di WhatsApp e di altri servizi di messaggistica per continuare a umiliare e distruggere.

Giornate intere e notti interminabili a scandagliare le attività online dell’ex-partner, indagini volte a individuare elementi utili a rafforzare la tesi della propria inadeguatezza e indegnità non fanno che aggravare lo scompenso psicologico causato dal trauma.

La fase della dell’auto-colpevolizzazione non può protrarsi a lungo, perché la quantità di “prove” raccolte contro se stessi comunque non giustifica l’entità della pena subita. Anche la persona più intransigente con se stessa fatica a sostenere la tesi che l’esplosione dell’amore supernova sia avvenuta per via di un’opinione indigesta, vaghi episodi di tensione o piccoli battibecchi. Allora comincia una nuova fase, la fase del sospetto e dell’ossessione segnata dal dubbio del tradimento.

Ossessione / Sospetto

Il tradimento è senza dubbio tra le principali cause di separazione e divorzio, ma non negli amori supernova, dove, se avviene, è più conseguenza che causa della fine improvvisa. Infatti, le relazioni supernova sino all’ultimo sono caratterizzate da un forte patto di lealtà tra i partner e sviluppano una quotidianità che non lascia spazi a terzi incomodi, spesso anche dopo la rottura del legame.

Tuttavia, per chi è stato lasciato, messe da parte le proprie eventuali responsabilità, il sospetto del tradimento può diventare ossessionante perché, in fondo, può essere la motivazione più logica del repentino cambio di registro della/del compagna/o.

Così comincia il calvario delle investigazioni, delle congetture e delle illazioni. Gli appostamenti, le verifiche della cronologia sul pc, il controllo ossessivo della presenza online su WhatsApp e gli incroci con numeri “sospetti” per capire con chi l’amato/a si intrattenga, ora che è single.

Paradossalmente sarebbe un sollievo scoprire il tradimento, perché l’elemento più traumatico degli amori supernova non è il distacco, ma l’apparente mancanza di senso. Il dolore e il trauma vengono dall’impossibilità di definire con chiarezza la nuova situazione. Questa impossibilità determina una condizione emotiva dilaniante sospesa tra la speranza che la crisi rientrerà, le continue conferme della decisione del partner e, allo stesso tempo, i suoi messaggi contraddittori, ambivalenti.

Chi lascia, in questi amori, è a propria volta lacerato dal lutto affettivo e conserva un affetto profondo che gli impedisce, nella gran parte dei casi, di scomparire da un giorno all’altro come aveva annunciato che avrebbe fatto.

Tornando all’idea del tradimento, di rado le indagini conducono a risposte esaustive e il fatto di non trovarle riporta la situazione all’incomprensibilità e cristallizza ulteriormente la “vittima”in una forma di attesa sottaciuta del ritorno di fiamma.

Si noti come sino a questo punto le reazioni di chi ha subito l’abbandono si concentrano su argomenti che non chiamano direttamente in causa la psicologia del partner, che non mettono in discussione il suo equilibrio e le sue qualità umane. Nonostante la violenza che le/gli è stata inflitta, la/il partner abbandonata/o matura sentimenti di rabbia molto tardi, perché ancorato contro ogni evidenza all’idealizzazione della relazione e del/della compagno/a. Continua nei prossimi giorni …

Enrico Maria Secci, Blog Therapy
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