“La saggezza è lasciar crescere ciò che nasce,
gustare ciò che è maturo
e lasciar perdere ciò che è morto.”
[Keshavjee S.]

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Distinguere vittime da vittimisti

 

Il vittimismo è la tendenza patologica a percepirsi, descriversi e comportarsi come soggetti oppressi dagli altri, dal mondo e dalla vita, tendenza accompagnata da atteggiamenti passivi e negativi nei confronti degli altri, del mondo e della vita.

Nervosa, pessimista, maliziosa e rassegnata la persona vittimista si riconosce per l’attitudine a denegare ogni responsabilità circa la condizione sfavorevole in cui vive e per l’invidia, a volte mascherata, che rivolge a chi conduce un’esistenza realizzata. Continua a leggere


Debutta al 41esimo della classifica Amazon Spagna 🇪🇸 “Los narcisistas perversos y las uniones imposibles”.

Dopo il successo in Italia de “I narcisisti perversi e le unioni impossibili” e la traduzione in lingua inglese, il libro raggiungerà i lettori in Spagna e Sud America accompagnato dalla omonima fanpage su Facebook.

Amori Supernova: i “buchi neri” relazionali

Non essendo psicologi e meno che mai “cosmologi della mente”, è quasi impossibile pensare che le principali motivazioni di un abbandono inspiegabile siano da ricercare dentro l’altro, più che in noi stessi o nella relazione. Del resto, molta letteratura psicologica, soprattutto di orientamento psicoanalitico e psicodinamico, incoraggia all’introspezione, come se davvero ogni dolore dipendesse dai problemi irrisolti di chi soffre.

Nel nostro ambito, gli amori esplosi di colpo e senza una causa apparente, sarebbe bello se fosse così, sarebbe consolatorio alla fine scoprire in se stessi la causa. Per quanto doloroso, offrirebbe una sorta di “illusione di controllo”, che consiste nel credere che l’errore siamo noi, che dunque si tratta di un difetto che potremo correggere e poi pervenire, finalmente, a una vita migliore. Ma negli amori supernova non è così. L’individuazione di eventuali “responsabilità” del/della partner legate magari a suoi vissuti pregressi, a traumi infantili e via dicendo non basta a comporre un quadro chiaro della vicenda attuale e corre il rischio di infierire sulla “vittima” in balia della colpevolizzazione, dell’auto-punizione, del blocco emotivo o della dipendenza affettiva.

La trama incongruente e strappata del distacco radicale non si completa neppure con la ricerca delle “cause” relazionali; neppure se si analizza, come faremo, la comunicazione tra i partner. Anche se si individuano travisamenti e “non detti”, incomprensioni e “reazioni sbagliate”, l’esame della relazione porta alla conclusione che questi elementi dissonanti sono in realtà lievi, fisiologici, risolvibili.

Delusioni, litigi, transitorie chiusure, dubbi, crisi passeggere nell’intimità fanno parte del processo evolutivo di ogni legame autentico, sano e funzionale. Questa analisi sistemica, peraltro, non è agevole, in quanto dopo la rottura il/la partner si dilegua, sfugge, rifiuta ogni opzione diversa dalla separazione.

“Non ce la faccio, scusa, Mi dispiace tanto …”, sarà il mantra del/della supernova dopo l’esplosione. L’insegna affissa sul guscio depressivo in cui è ritornato/a alla sua mestizia originaria, dopo la “perdita” dell’amore e dell’oggetto d’amore.

Addentrarsi nella stella che esplode

Falliti i tentativi di costruire un senso allo sfacelo – ricercandolo in se stessi e nella relazione- è importante che le “vittime” delle supernove facciano ciò che non avrebbero mai pensato di fare: entrare nella stella esplosa, toccarne finalmente il nucleo, o quel che ne rimane. Si tratta di prendere coraggio e addentrasi nel buio, nel conflitto e nella rabbia, nell’angoscia e nella fragilità delle personalità supernova che non si osavano affrontare durante il rapporto, persuasi di crescere in un amore realista, terrestre, quell’amore che persiste senza esplodere, perché accetta imperfezioni, dissonanze, incrinature e le integra in un sentimento maturo e in un progetto di vita congiunto … tutto ciò che un amore supernova non può essere. Ma noi non potevamo saperlo, né noi né chi alla fine ha ceduto sotto il peso di una crisi personale di cui la/il compagno/a non ha potuto accorgersi sino all’epilogo fulminante.

Le motivazioni del collasso psicologico di chi abbandona una storia felice sono collegate a schemi e dinamiche profonde e a vissuti inaccettabili o inaccettati preesistenti al rapporto amoroso. La resa incondizionata dell’individuo supernova dipende dall’attivazione di questi processi dovuta a cambiamenti intervenuti nella vita familiare, professionale e sociale e, di nuovo e sempre, evitati, ostacolati, repressi grazie all’inconsapevole complicità della/del partner. Il suo accudimento eccessivo e l’aiuto morale, la vicinanza e l’amore non bastano al/la supernova che, quindi, comincia a dubitare della validità della sua scelta affettiva e della persona che ama (o amava …), a causa del fatto che non lenisce il suo dolore esistenziale come è riuscita a fare per anni.

Ciò che il/la supernova non sa, o non vuole vedere, è che l’amore non è una panacea universale, che il suo cortocircuito emotivo non è causato dalla relazione amorosa che non lo cura più, ma dalle difficoltà personali che ha illusoriamente creduto di oscurare rifugiandosi nello splendore del rapporto di coppia.

L’esperienza clinica prima e quella personale poi mi hanno portato a riconoscere tre vissuti negativi dei/delle partner supernova, che costituiscono il nucleo inconscio responsabile dell’esplosione imprevedibile e apparentemente assurda nel mezzo di una relazione buona, appagante e funzionale, spesso all’apice della sua evoluzione:

  • depressione latente;
  • schemi disattattivi (o mal adattivi) precoci, in particolare inadeguatezza, inibizione emotiva e fallimento;
  • narcisismo nascosto o “covert”, in alcuni casi.

Questi elementi possono essere presenti singolarmente, ma in genere sono co-presenti e danno un senso alla fine “inspiegabile” dell’amore che le supernove propugnano come un semplice fatto, un evento casuale o che attribuisce confusamente alla “vittima” o alla relazione.

Enrico Maria Secci, Blog Therapy

Tratto da:

Sii te stesso … ma non troppo!

***“Io sono me stesso”, “Sono fatto così, prendere o lasciare”, “Questo è il mio modo di essere”: il frasario tipico di chi dietro espressioni evidentemente tautologiche prive di significato rifiuta di affrontare un problema o di sviluppare in modo costruttivo una discussione.L’essere se stessi infatti non è un merito, ma un dato di fatto: chi dovresti essere altrimenti? Cosa aggiunge “l’essere te stesso” ad un rapporto quando ciò comporta conflitto e insoddisfazione? E poi, come dice sempre Richard Bandler, fondatore della programmazione neuro-linguistica – una interessante disciplina che studia la comunicazione umana- “perché ti ostini a essere te stesso, quando puoi essere una persona migliore?”. Continua a leggere

Il disturbo esplosivo intermittente. Quando la rabbia è incontrollabile

Il Disturbo Esplosivo Intermittente o IED (Intermittent Explosive Disorder) è caratterizzato da scoppi d’ira improvvisi, ricorrenti e imprevedibili, caratterizzati da aggressioni verbali o fisiche sproporzionate e dal successivo ritiro in un mutismo impenetrabile. Chi soffre di questa disfunzione tende a travisare la comunicazione o a sovrastimare, distorcendoli negativamente, i comportamenti degli altri e, perciò, può reagire con un’aggressività abnorme e incontrollata a situazioni normalmente gestibili attraverso il dialogo.

Il Disturbo Esplosivo Intermittente è catalogato nel Manuale Diagnostico Statistico dei Disturbi Mentali (DSM 5) tra i disturbi dirompenti del controllo degli impulsi e della condotta. Gli episodi di rabbia sono preceduti da irritabilità, stanchezza, senso di oppressione e talvolta di eccitazione e sono più probabili in situazioni in cui la persona sperimenta sentimenti sia positivi che negativi. Continua a leggere

L’oceano e il lago

Un oceano non può stare in un lago, e nemmeno in un mare.

Riponi il tuo amore in qualcuno che lo possa contenere, che abbia la profondità necessaria e la maturità affettiva per sostenere la dolcezza e la forza, la violenza e la bellezza, i moti imprevedibili e i mutamenti di un oceano.

Perché l’amore deve saper accogliere, deve essere portante, possente, altrimenti finisce perché trabocca quando un cuore è un oceano e l’altro cuore è un lago.

Quando ci sono troppe dighe, quando gli affluenti sono ostruiti dalla depressione e dalla mancanza di coraggio, quando i fiumi tracimano e il mondo s’infanga e si alluviona, devi capire che l’oceano e il lago, o il mare che siete non possono confluire l’uno nell’altro.

Non ti servirà sapere che l’essere oceano, mare o lago, in amore è una questione di consapevolezza, perché la tua consapevolezza non è quella dell’altro.

Se un cuore grande può contenere un cuore piccolo, non vale il contrario. Così cerca sempre, d’ora in poi, oceani se sei oceano, laghi se sei lago, mari se sei mare, stagni se sei stagno.

Diffida sempre di chi appare troppo buono e misurato, affabile e comprensivo, di chi si vanta di avere ottimi rapporti con tutti e si pregia di essere limpido come il cielo d’estate quando è più nero dell’uragano.

Ecco, aspettati prima o poi che ti umili con contrizione sarcerdotale, che ti abbandoni, che ti punisca e ti sfregi con guanti di velluto.

Non meravigliarti che se ne vada di colpo in processione coi suoi valori posticci, di terza mano, a gozzovigliare per il mondo, mentre tu espii la tua colpa di essere stato imperfetto, ma autentico.

La rabbia repressa dei finti buoni si sprigiona sempre, prima o poi, ed è alluvionale. Apri l’ombrello, trova un riparo. Questo inferno non ti appartiene.

Enrico Maria Secci, Blog Therapy

Los narcisistas perversos y las uniones imposibles

Dopo la versione in inglese, è uscita ed è in distribuzione la traduzione in lingua spagnola de “I narcisisti perversi e le unioni impossibili”. “Los narcisistas perversos y las uniones imposibles” è gia disponibile in formato digitale nell’iTunes Store di Apple, ma presto sarà ordinabile in cartaceo e in digitale dai migliori store in 50 Paesi.